Un bilancio fermo e poco coraggioso

20 dicembre 2011 di fabio pizzul

Il mio intervento in aula per proporre tre parole sulle quali spero la Giunta e la maggioranza vogliano riflettere nella discussione di un bilancio che e’ privo di scelte strategiche e si limita alle spese obbligatorie.

Le parole: Priorità, Innovazione, Fragilità

Priorità

Bilancio di spese obbligatorie e’ scelta necessaria, ma suggerisce anche una qualche considerazione riguardo l’atteggiamento tenuto su capitoli che vengono puntualmente considerati come non strategici.

La giunta ha recuperato, durante il 2011, fondi per molte realtà che nel bilancio di previsione non erano state inserite, ma rimangono evidenti problemi nell’utilizzo dei fondi stessi che sono arrivati in grave ritardo o non sono neppure stati spesi.

Facciamo qualche esempio:

– le scuole materne paritarie hanno ricevuto i fondi solo a fine novembre, con inevitabili ripercussioni sugli equilibri di bilancio e sulla liquidità di istituzioni già così fragili dal punto di vista gestionale e così importanti per molti nostri territori. L’assessore Colozzi in commissione ha assicurato che prenderà in considerazione le richieste di queste scuole non appena si apriranno finestre di bilancio, non metto naturalmente in discussione la parola dell’assessore, ma ritengo che sia opportuno un atto politico del consiglio che rafforzi questa promessa e offra un segnale in ordine alla priorità di questo intervento

– il secondo esempio riguarda la cultura che, oltre al netto taglio di fondi, deve assistere anche al mancato utilizzo di una parte dei fondi stanziati durante questo 2011. Mi pare quasi una beffa per chi attende risposte e opera con fatica sul territorio non per proprio vantaggio esclusivo, ma per alimentare e custodire il patrimonio culturale della nostra regione. Da qui un ordine del giorno che invita a inserire tra le priorità un’attenzione specifica a temi come quello della cultura che non può essere considerata un lusso. Compatibilmente con le possibilità del bilancio, ci auguriamo che anche queste realtà possano godere di qualche briciola e in tempi non troppo ritardati. Tenendo anche conto della difficile situazione occupazionale in cui si trovano molti operatori dello spettacolo e in particolare i giovani che faticano a trovare spazi e ormai neppure sognano una seppur ipotetica e lontana stabilizzazione. In commissione abbiamo più volte sottolineato la necessita’ di dare dei segnali tangibili a questo settore, ma al momento non abbiamo avuto alcun riscontro e il bilancio che stiamo esaminando non fa che confermare questo silenzio.

– anche nel campo dello sport c’e’ stato qualche problema di finanziamento nel 2011 che permarrà anche nel 2012. Il sostegno a un mondo importante come quello dello sport, e in particolare allo sport di base, non può essere affidato esclusivamente a una sorta di trattativa privata tra giunta, assessore e soggetti operanti sul territorio.

Insomma, la definizione delle priorità non può essere affidata esclusivamente all’obiettivo di dare risposte dirette a chi urla più forte o manifesta con più efficacia il proprio disagio.

Ci piacerebbe poter discutere delle priorità per condividere o suggerire le possibili linee strategiche.

Gli esempi che ho fatto non riguardano settori strategici, ma realtà che non richiedono investimenti enormi e che meritano pero’ grande attenzione da parte della regione. Spesso più dei soldi contano l’attenzione, il sostegno istituzionale e la possibilità di ragionare con prospettive e tempi certi e tutte queste cose, al momento, non ci sono perché il bilancio che stiamo discutendo sembra arrendersi all’obbligatorieta’ della spesa e non tenta neppure di delineare una strategia di risposta credibile per guidare una possibile uscita dalla crisi.

Innovazione

Il collega Brambilla ha già sottolineato nel suo intervento come si respiri l’aria pesante di una continuità amministrativa che e’ succube della necessita’ di continuare a definire tutto quello che si sta facendo in Lombardia come eccellente. La nostra regione ha fatto e fa molte cose positive, ma non può e non deve fermarsi. Se e’ vero che la Lombardia e’ la più virtuosa delle regioni italiani, questo non può esimerla dal costruire nuove strategie di risposta al mondo delle imprese, progettare nuove forme di welfare davvero attente ai bisogni emergenti e costruire ponti reali con una dimensione europea che troppe volte in quest’aula e’ stata de rubricata pura e semplice scocciatura.

Ma di questo ha già parlato diffusamente il collega Brambilla.

Il bilancio che stiamo discutendo mi pare certifichi chela spinta innovativa che ha caratterizzato gli inizi dell’amministrazione di Formigoni si sia ormai esaurita. La Lombardia ha bisogno di una fase nuova all’altezza della sua storia.

Fragilità

Qualche parola anche su questo tema apparentemente lontano da una regione che continuano definirsi eccellente.

In realtà la fragilità sta crescendo in modo allarmante. Fragili sono sempre più famiglie che faticano a garantirsi un futuro tranquillo. Fragili sono troppi lavoratori che si trovano espulsi da moltissime aziende in crisi o ormai chiuse. Il caso della Jabil già citato dalla collega Cremonesi e’ solo l’ultimo di una serie lunghissima. Fragili sono i giovani che guardano al futuro con enormi punti interrogativi e spesso poca speranza.

E, a proposito di fragilità, colgo l’occasione per illustrare un ordine del giorno in cui chiediamo di puntare sulla cooperazione internazionale lombarda come elemento strategico in vista di Expo 2015.

La cooperazione internazionale si occupa di fragilità e lavora con essa. Negli ultimi 10 la regione l’ha sostenuta e promossa, ma negli ultimi bilanci questa attenzione e’ mancata. Crediamo che coinvolgere la cooperazione sia un modo concreto per costruire un’expo capace di declinare i temi fondamentali dell’esposizione, ovvero la nutrizione e la sostenibilità. La cooperaZione e’ inoltre uno straordinario biglietto da visita nel mondo per la nostra regione e anche grazie ad essa Milano ha ottenuto l’assegnazione di Expo 2015.

A proposito di fragilità, chiudo dicendo che l’efficacia di un’amministrazione pubblica si misura proprio sulla condizione dei più deboli. Se le azioni amministrative garantiscono una migliore condizione ai più deboli, l’ente pubblico può essere soddisfatto della sua azione; se al contrario i più deboli si troveranno penalizzai o non vedranno migliorate le proprie condizioni, l’amministrazione dovrà fare un profondo esame di coscienza. Ecco perché bisogna riflettere molto sulla natura di questo bilancio.

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