Non si fa politica con il crocifisso!

8 novembre 2011 di fabio pizzul

Il Consiglio regionale ha approvato il disegno di legge della Lega che prevede l’obbligo di esposizione del crocifisso nei locali di Regione Lombardia. Il PD è uscito dall’aula al momento del voto. Ora la Lega vorrà far passare l’idea che il PD e tutto il centro sinistra sono contro il crocifisso. Nulla di più falso: ben venga il crocifisso e la sua presenza, ma non la sua strumentalizzazione e men che meno qualsiasi obbligo riguardo la sua esposizione.

Il mio intervento in aula
e un’altra dichiarazione (sempre in aula)

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Mi pare davvero strano che nel dibattito che ha portato all’approvazione del progetto di legge leghista in Consiglio regionale non si sia colta la differenza tra una facoltà di esporre e un obbligo di farlo. Una cosa è affermare che il crocifisso non deve essere tolto, un’altra, mi pare, obbligare qualcuno a esporlo. Le sentenze delle varie corti italiane ed europee sono intervenute in merito alla richiesta di togliere il crocifisso e non riguardo la possibilità di imporre per legge l’esposizione dello stesso.

Contesto anche lo strumento usato.
Non bastava un regolamento? Non bastava una circolare?

Nessuno mi toglie il sospetto che si sia voluto utilizzare uno strumento più forte per, mi si passi la metafora, marcare meglio il territorio e l’identità.

“La Croce di Cristo è per noi il segno del Dio che, al posto della violenza, pone il soffrire con l’altro e l’amare con l’altro. Il suo nome è “Dio dell’amore e della pace”” (2 Cor 13,11). Benedetto XVI ad Assisi, 27 novembre 2011.

La libera scelta di esporre il crocifisso (che nessuno ha il diritto di negare) è segno di testimonianza, l’imposizione del crocifisso rischia di diventare segno di prevaricazione e, dunque, di violenza.

L’ultimo film di Ermanno Olmi, “Il villaggio di cartone” inizia con una scena nella quale il grande crocifisso che giganteggia sull’altare di una chiesa viene rimosso da un braccio meccanico e lo stesso avviene per le immagini sacre delle pareti.

Un cristianesimo senza Cristo non può che ridursi a religione civile, a mistica sociale. Un vago spiritualismo buono per tutte le stagioni che propaga una falsa idea di carità. Ed è pronto per essere applaudito nei programmi di moda della televisione o nei templi della cultura laica. E’quello che rischia di accadere anche al crocifisso spogliato del suo valore prettamente religioso.
Il crocifisso rischia di diventare «un simbolo di cartone»: per rendere attuale il sacrificio di Gesù Cristo oggi, ha chiosato lo stesso Olmi, bisogna genuflettersi davanti a chi soffre, agli immigrati, ai giovani devastati dalla droga a chi è senza casa. Il crocifisso senza la solidarietà non è nulla.

Il crocifisso non può essere utilizzato come simbolo esclusivamente identitario e non può neppure essere imposto a qualcuno.
Associare un qualsiasi obbligo, seppure smorzato, al crocifisso mi sembra vada contro il significato più autentico di questo simbolo che ha intrinsecamente a che fare con la libertà: la libertà di Cristo di offrirsi come vittima di espiazione assumendosi il peccato degli uomini e vincendolo con la Grazia, la libertà dell’uomo di accettare il dono e il rischio della fede.

La Lega esulta per aver ottenuto l’approvazione dell’obbligo dell’esposizione del crocifisso, il Pdl osserva tra il compiaciuto e l’imbarazzato. Le minoranze hanno scelto di abbandonare l’aula e di non partecipare al voto per marcare il dissenso nei confronti di un provvedimento largamente strumentale. Pare difficile accettare lezioni sul crocifisso da chi, come la Lega, nella sua storia ha spesso dileggiato i valori cristiani e nel suo agire politico utilizza costantemente temi lontani anni luce dal Vangelo.

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