Nuove nubi sull’informazione lombarda

30 ottobre 2011 di fabio pizzul

Continuano i colpi bassi all’informazione televisiva lombarda.
Questa volta tocca al TG5 che rischia di vedere scomparire la storica redazione milanese. I giornalisti della testata Mediaset hanno proclamato nei giorni scorsi lo stato di agitazione, il ritiro delle firme e un pacchetto di tre giorni di sciopero affidato al comitato di redazione. I giornalisti protestano contro il progetto di Mediaset  in base al quale si prevede lo smantellamento della redazione milanese del Tg5 e delle redazioni romane del Tg4 e di Studio Aperto. Nel progetto – si legge in un documento dell’azienda – è inclusa la decisione di trasferire i giornalisti interessati alla testata News Mediaset per la creazione del canale all news, la cui partenza è prevista il 28 novembre. Qualcuno potrebbe anche esultare sostenendo che anche i giornalisti della TV del premier Berlusconi finalmente piangono, ma non accetto una lettura di questo tipo che non rende ragione della professionalità dei colleghi del TG5 e del loro impegno ad offrire un’informazione quanto più possibile aderente alla realtà milanese e lombarda.
La chiusura della redazione di Milano che esiste fin dalla fondazione del notiziario nell’ormai lontano 1991 (ricordo bene quei mesi, visto che collaboravo a una delle redazioni Rti collegate al TG di Mentana) è una perdita per l’intera Lombardia e contrasta con la necessità di dare sempre maggiore spazio a quanto accade su un territorio che, anche in vista dell’Expo 2015, ha moltissimo da dire all’intera comunità nazionale.

A quanto si legge in un comunicato dei giornalisti del TG5, l’azienda si è limitata a comunicare le decisioni prese senza consentire neppure l’apertura di una reale trattativa sindacale. La convocazione del sindacato per un incontro tra cdr e azienda per il 2 novembre, secondo i giornalisti offre tempi e margini strettissimi per un confronto sindacale, mentre ad oggi ancora il cdr (comitato di redazione, ovvero la rappresentanza sindacale unitaria dei giornalisti) e le redazioni conoscono poco o niente del progetto che l’Azienda intende lanciare.

L’azienda ha tutto il diritto di fare le scelte che ritiene più opportune. I giornalisti non rischiano il posto, ma il fatto che si intenda togliere un presidio informativo esplicitamente dedicato al territorio milanese e lombardo mi pare non sia un bel segnale per la Lombardia.

In tempi di federalismo annunciato e poco praticato, l’ennesimo episodio di centralizzazione e di scarso rispetto per le specificità territoriali, vera e propria ricchezza del nostro Paese.

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