La pace non fa più notizia

28 ottobre 2011 di fabio pizzul

Cambiano i tempi e le priorità.
Nel 1986, quando Giovanni Paolo II decise di radunare ad Assisi i rappresentanti delle grandi religioni mondiali, di parò di svolta storica e l’attenzione del mondo intero era concentrata sulla cittadina di Francesco.
Oggi, a 25 anni di distanza, l’iniziativa di Benedetto XVI è salutata con interesse solamente dai più attenti osservatori e fatica a conquistare la ribalta della cronaca.
Eppure, dopo il cambiamento di paradigma causato dall’11 settembre, l’iniziativa del Papa dovrebbe essere considerata storica al pari di quella del suo predecessore.
Suona poi strano come i media abbiano dedicato spazi enormi per giorni al cosiddetto “caso Ratisbona”, frutto di una sorta di colossale equivoco, ma non si scompongano più di tanto di fronte alla coraggiosa riproposizione dell’iniziativa di Assisi.
Davvero incomprensibile e, lasciatemelo dire, miope.
Anche perché quanto detto dal Papa e dagli altri leader religiosi è estremamente importante per la nostra convivenza.
Vi ripropongo, a questo proposito, un passaggio del discorso di Benedetto XVI:

Come cristiano, vorrei dire a questo punto: sì, nella storia anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna. Ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana, in evidente contrasto con la sua vera natura. Il Dio in cui noi cristiani crediamo è il Creatore e Padre di tutti gli uomini, a partire dal quale tutte le persone sono tra loro fratelli e sorelle e costituiscono un’unica famiglia. La Croce di Cristo è per noi il segno del Dio che, al posto della violenza, pone il soffrire con l’altro e l’amare con l’altro. Il suo nome è “Dio dell’amore e della pace” (2 Cor 13,11). È compito di tutti coloro che portano una qualche responsabilità per la fede cristiana purificare continuamente la religione dei cristiani a partire dal suo centro interiore, affinché – nonostante la debolezza dell’uomo – sia veramente strumento della pace di Dio nel mondo.

2 commenti su “La pace non fa più notizia

  1. Giorgio Bernardelli

    “Il pezzo forte dell’incontro – anche il meno evidente – è stato lo sforzo del Papa di far uscire le religioni dalla trappola che esse stesse hanno creato con questo tipo di incontri e nella quale si sono rinchiuse.
    La trappola è quella di convalidare la certezza che le religioni siano oggi le sole possibili cause della violenza e della guerra. La prova? Le religioni stesse la suggeriscono riunendosi insieme per lottare contro questo fenomeno e affermare con decisione che la violenza sia una deformazione della religione!
    Papa Benedetto XVI ha appena demolito tale paradigma in due modi.
    Ha analizzato a fondo le cause della violenza. Dimostrando nel suo discorso che il terrorismo poteva avere un’origine religiosa ma che la violenza si spiegava anche dal rifiuto di Dio … (Jean-Marie Guénois, Le Figaro – su Vaticaninsider).

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  2. Paola

    Gentile dott. Pizzul
    Concordo con la sua osservazioni. Le cause di quanto lei denuncia sono molteplici, non ultimna quella espressa dal Vescovo Emerito di Pavia che ha riconosciuto nella mentalità da ” crociata” un ostacolo allo sviluppo e all’educazione alla pace. Mi permetto però anche due una banali osservazioni.
    1. I tempi sono cambiati, il tema della pace non colpisce più la sensibilità dei media e, forse, dell’opinione pubblica. Io abitualmente ai miei ragazzi assegno temi che riguardino la pace e il mancato rispetto dell’uomo e dei suoi diritti..ma è quasi un’eccezione.
    2. Benedetto XVI è molto più acuto di Giovanni Paolo II, molto più intelligente, molto più fine nel suo pensiero..In fondo, Giovanni Paolo II si è limitato a a radunare rappresentati di molte religioni, nulla di più…Forse, però, la sua persona richiamava il in senso della pace, in qualche modo la incarnava. Per questo, anche da parte del semplice fedeli, vi era interesse, anche da parte dei media. In fondo, perdoni la provocazione: Giovanni Paolo II doveva ” essere visto”, i discorsi di Benedetto possono essere letti da chi è veramente interessato, lo può fare con tranquillità,prendendosi tutto il tempo che meritano discorsi così alti e impegnagtivi..Con Giovanni Paolo era diverso: era neccessario incontrare il suo sguardo che, perdoni, forse ieri è mancato.

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