Sull’hi-tech belle parole, ma intanto Jabil…

10 ottobre 2011 di fabio pizzul

Non è rassegnazione, ma realismo.
Queste parole dell’assessore alle attività produttive di Regione Lombardia Gibelli sintetizzano bene il punto in cui si è giunti nella vicenda della Jabil di Cassina de’ Pecchi: la regione non può far altro che prendere atto della volontà dell’azienda di chiudere il sito produttivo a fine dicembre.
Per i 325 lavoratori la Regione può mettere in campo un’unica prospettiva: la cassa integrazione, ovvero l’accompagnamento alla perdita del posto.L’audizione degli assessori Gibelli e Rossoni ha lasciato un unico spiraglio: il Ministero dello Sviluppo ha comunicato di non condividere la decisione comunicata dalla Jabil lo scorso 28 settembre riguardo la chiusura dell’attività di Cassina e ha chiesto un nuovo incontro per approfondire la questione.
Gli stessi Rossoni e Gibelli hanno scritto la lettera all’azienda in cui chiedono un tavolo di confronto finalizzato alla verifica del reale atteggiamento dell’azienda. “Regione Lombardia – hanno affermato in una Nota congiunta – non condivide il piano presentato e ha invitato l’azienda a rivedere la propria posizione, sottolineando la necessità di mantenere le professionalità e le competenze delle unità presenti sul territorio lombardo”. “Regione Lombardia – proseguono Gibelli e Rossoni – invita inoltre l’azienda a elaborare un piano che, nei prossimi mesi, metta in evidenza l’apporto effettivo dell’impresa allo sviluppo del territorio”.
Mi pare però ci sia poco da verificare e da capire. Si faccia pure questo ulteriore tavolo, ma ci si renda conto anche di un altro aspetto che la vicenda evidenzia in tutta la sua crudezza: se un’azienda vuole chiudere, la Lombardia non può farci nulla.
La Regione si è, in realtà, dotata di vari strumenti per il sostegno alle aziende, dal RAID al tavolo per la Banda Larga ai vari bandi sulla innovazione o sulla competitività, ma sono le aziende a doversi fare avanti. In caso contrario, la Regione non può fare nulla, se non mettere in campo tutta la sua autorevolezza morale. Un po’ poco per tutelare lavoratori e vocazione produttiva di interi territori lombardi che si trovano a dover sopportare le scelte, spesso discutibili, di aziende che preferiscono andarsene altrove.
La Jabil non pare avere nessuna intenzione di relazionarsi con la Regione che non ha dunque alcuna chance di poter influenzare le scelte dell’azienda. La libertà d’impresa è un valore indiscutibile e dobbiamo rassegnarci (anzi, prendere atto con realismo) al fatto che la Regione non ha strumenti per intervenire su questa situazione di crisi. Alla faccia dell’attrattività e della politica industriale di rilancio del territorio lombardo!
In tutta la vicenda ci sono molti punti da chiarire, a partire dall’atteggiamento di Nokia che ha fatto mancare a Jabil negli ultimi mesi le commesse prima garantite e ha, di fatto, messo l’azienda in ginocchio. E’ poco chiaro anche il perché, come si apprende da fonti sindacali, Jabil abbia rifiutato una commessa dalla Huawuei che le avrebbe garantito lavoro per almeno sei mesi.
Va bene il rispetto della libertà d’impresa, ma quando è in gioco il futuro di centinaia di lavoratori e la vocazione produttiva di un’area fin qui considerata strategica, possibile che non si possa proprio far nulla? La Regione potrebbe almeno prendere l’iniziativa di dichiarare come proprio impegno prioritario il mantenimento dell’hi-tech in quella zona (che poi sarebbe proprio il distretto così denominato). A fronte di una decisa presa di posizione politica, forse, le aziende potrebbero anche avere un supplemento di riflessione o una revisione di strategia.
Dall’audizione sono emersi due piccoli elementi positivi, se così possiamo chiamarli.
Il primo è, come dicevo, il nuovo incontro organizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico con Jabil.
Il secondo è il fatto che, in base alla legge regionale 1 del 2007, l’area dove attualmente sorge l’attività produttiva non sarà facilmente utilizzabile per altre destinazioni.
Come PD abbiamo chiesto formalmente che la commissione Attività Produttive dedichi una sessione di lavoro al tema della banda larga e dell’hi-tech per capire se, oltre alle tante parole spese fin qui, ci siano concretamente strumenti per dare un reale impulso al mercato, sostenere le aziende e attirare investimenti.
Ai lavoratori, a questo punto, non resta che sperare… Ma dopo l’incontro di oggi il pessimismo aumenta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *