Le domande del mondo carcerario

15 settembre 2011 di fabio pizzul

Questa mattina a Milano si sono riuniti i garanti dei detenuti di diverse regioni italiane e le principali associazioni che si occupano di carcere.
Un’occasione per rilanciare l’attenzione su un pianata, quello carcerario, di cui ci si occupa solo quando scatta qualche emergenza. Ma ormai l’emergenza rischia di essere l’abitudine.
Per rendere più efficace e più umano il carcere si possono fare piccole e grandi cose.
Il Parlamento, hanno sostenuto i partecipanti all’iniziativa, dovrebbe farsi carico di ridisegnare i criteri per la custodia cautelare, di ampliare i reati per cui non si prevede la carcerazione, di attuare davvero tutte le misure possibili per il reinserimento.
Piuttosto che parlare della costruzione di nuovi istituti (anche perché nel 2009 parevano necessari 17mila nuovi posti, oggi sembra ne bastino 6mila), secondo le associazioni sarebbe meglio ragionare su come evitare che in carcere ci siano molte persone che potrebbero essere altrove. Qualche esempio?
Gli stranieri che chiedono di poter scontare la pena nel loro Paese di origine. Da più parti si dice: “vadano a casa loro!”. Ma poi nessuno si preoccupa di spedire davvero a casa, almeno quelli che lo chiedono. Nelle carceri italiane abbiamo il doppio di stranieri rispetto a quelle francesi!
I detenuti con fine pena sotto i due anni, che rischiano di rimanere parcheggiati e dimenticati in carcere, quando avrebbero diritto a essere accompagnati al reinserimento, soprattutto grazie a economiche ed efficaci pene alternative. Su questo fronte si può essere anche innovativi: qualcuno propone di chiedere lavoro (magari per sistemare le carceri decrepite) in cambio di libertà, ovviamente controllata.
E poi le piccole cose concrete.
L’apertura delle celle per più ore al giorno (fatti salvi i casi di massima sicurezza).
La fine delle tristi speculazioni sul sopravvitto con l’introduzione di tessere per controllare la regolarità dei pagamenti.
L’ampliamento delle possibilità di colloquio per chi se lo merita.
Dall’incontro di Milano sono emerse molte idee, anche molto concrete e fattibili. E una certezza: bisogna agire in fretta.

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