Responsabilità educativa e culturale delle politica

30 agosto 2011 di fabio pizzul

Oggi preferisco mettermi in ascolto, anzi, in lettura di parole che mi paiono centrate e appropriate per suggerire un supplemento di riflessione a chi agisce in campo politico. Soprattutto di fronte alle vicende giudiziarie che quotidianamente ci piovono addosso.
Vi invito a leggere insieme a me i passaggi finali dell’omelia che il cardinal Angelo Bagnasco ha pronunciato ieri nella Messa della mattina in occasione della festa della Madonna della Guardia, un discorso che per la città di Genova corrisponde a quello della vigilia di S. Ambrogio per Milano.
Ho letto e riletto e mi pare ci sia molto di che riflettere.
Spero possa servire anche a voi.

Se i giovani cercano dei punti di riferimento veri ai quali poter guardare con fiducia e, in qualche misura, anche affidarsi davanti alla vita, comprendiamo quanto sia necessario e auspicabile che l’intero corpo sociale diventi un soggetto affidabile e vero: e cioè un ambiente di vita, un orizzonte di modelli, un clima respirabile di valori, un humus comune, dove l’apparenza, il raggiro, la corruzione non la spuntano, e la disonestà non è la regola esibita e compiaciuta. Sappiamo che il sentire profondo della gente non è così e reagisce: l’esempio della vita dura, onesta e dignitosa dei propri avi è ancora vivo. Questo mondo fatto di gente semplice e vera esiste, reagisce spesso disgustato, e resiste a fronte di stili non esemplari che, palesi e amplificati, sembrano rappresentare la norma. Purtroppo i messaggi, che giungono prepotenti e insistenti nell’anima dei ragazzi, ma anche degli adulti, lasciano il segno, creano reazioni e fragilità emotive, paure, illusioni, rancori. E allora? Se la scuola – come giustamente si dice – deve essere una comunità educante, anche tutta la società deve diventare una società educante. E’ quanto auspicavo a Reggio Calabria all’inizio della Settimana Sociale dei Cattolici Italiani nell’ottobre dello scorso anno.

C’è bisogno, dunque, di una grande conversione culturale e sociale, e coloro che hanno particolari responsabilità rispetto alla vita pubblica – in qualunque forma e a qualunque livello – ma anche quanti hanno poteri e interessi economici, ne hanno il dovere impellente più degli altri, sapendo che, attraverso il loro operare, propongono modelli culturali destinati a diventare dominanti. Anche per questa ragione la questione morale in politica – come in tutti gli altri ambiti del vivere pubblico e privato – è grave e urgente, e non riguarda solo le persone ma anche le strutture e gli ordinamenti. Nessuno può negare l’impegno generoso e la rettitudine limpida di molti che operano nel mondo della politica e della pubblica amministrazione, dell’ economia, della finanza e dell’impresa; a loro va rinnovata stima e fiducia. Ciò non di meno, la questione riguarda tutti come un problema non solo politico, ma culturale ed educativo. Non si tratta in primo luogo di fare diversamente, ma di pensare diversamente, in modo più vero e nobile se si vuole purificare l’aria, e i nostri giovani non siano avvelenati nello spirito. So bene che il compito è arduo perché si tratta di intaccare consuetudini e interessi vetusti, stili e prassi lontani dall’essenziale e dalla trasparenza, dal sacrificio e dal dovere, ma è possibile perché la gente lo chiede e perché è giusto.

E’ noto anche che formare dei ragazzi senza ideali, e in preda ad un falso concetto di libertà – intesa come fare ciò che si vuole senza altra regola di ciò che piace e comoda, senza il gusto delle regole e dei limiti – significa farne degli insicuri, incapaci a giudicare le cose con criteri razionali, affidati solo alle emozioni. Ma quale tipo di società ne verrà fuori? E soprattutto, saranno loro felici? No di certo! Chi ha responsabilità pubbliche oggi e domani, ha questo primario dovere e onore: mettere in movimento delle decisioni puntuali perché la “cultura della vita facile” ed egoista ceda il passo alla “cultura della serietà”. Lo dobbiamo a loro, ma anche e noi stessi. La Santa Vergine della Guardia ci benedica, e ci accompagni in questa impresa che non ammette ritardi e pigrizie.

Un commento su “Responsabilità educativa e culturale delle politica

  1. Paola

    A proposito di “cultura della vita facile”, per dirne una a caso: non ora, ma un bel po’ di anni fa abbiamo ascoltato tutti in tv un premier sorridente e sornione, rivolto a una ragazza che gli sottoponeva il tema della precarietà giovanile (generale), suggerirle, carina com’era, di sposare il figlio di una persona ricca. Così avrebbe risolto il (suo singolo) problema. Non mi pare di aver ascoltato – né allora né poi, quando il trend da sorridente e sornione si è fatto protervo e ossessivo – parole così chiare. Lo dico con rammarico e preoccupazione profonda: speriamo che le parole di oggi non siano fuori tempo massimo. Noi ci interroghiamo di sicuro, su queste parole. Ma una qualche auto-interrogazione da parte di chi le pronuncia non mi sembrerebbe fuori luogo.

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