Un sussulto di responsabilità e legalità

24 agosto 2011 di fabio pizzul

In questo caldissimo scorcio d’agosto, mentre si spendono tante parole (per il momento solo quelle) sui possibili cambiamenti alla manovra economica, suonano come sempre importanti e opportune le parole del presidente Napolitano che, durante la sua visita al Meeting di Rimini, ha toccato molti temi importanti, dalla scarsa responsabilità con cui la classe politica ha affrontato la crisi alla mancanza di crescita, dalla scarsa attenzione ai giovani all’emarginazione europea dell’Italia.
Uno dei passaggi più taglienti del discorso di Napolitano è stato dedicato al tema dell’evasione fiscale: “Anche al di là della manovra oggi in discussione, e guardando alla riforma fiscale che si annuncia, occorre un impegno categorico; basta con assuefazioni e debolezze nella lotta a quell’evasione di cui l’Italia ha ancora il triste primato, nonostante apprezzabili ma troppo graduali e parziali risultati. E’ una stortura, dal punto di vista economico, legale e morale, divenuta intollerabile, da colpire senza esitare a ricorrere ad alcuno dei mezzi di accertamento e di intervento possibili”.

Parole chiare e nette che non lasciano spazio a esitazioni o dubbi. Troppo spesso negli ultimi anni i tentativi di mitigare la piaga dell’evasione sono stati bollati con espressioni del tipo “stato di terrorismo fiscale”. Lo stesso compianto Tommaso Padoa Schioppa fu oggetto di lazzi e sberleffi quando si spinse a dire che i cittadini dovrebbero essere contenti di pagare le tasse.
Ora ci accorgiamo che una buona parte dei guai della nostra economia ha a che fare con la “furbizia” (o disonestà?) di chi decide di avere il diritto di nascondere una parte dei propri legittimi guadagni al fisco.
Ho però un dubbio: se anche chi ora predica giustamente la necessità di rimettere in sesto il bilancio dello Stato in tempi non troppo lontani asserviva essere giustificata e legittima l’evasione fiscale (http://www.repubblica.it/2004/b/sezioni/politica/cdlverifica2/incontro/incontro.html), come è possibile pensare che di punto in bianco gli italiani cambino atteggiamento?
Ci vuole un sussulto di responsabilità e di legalità.
Responsabilità significa sapere dare risposte alle domande vere dei cittadini e non semplicemente preoccuparsi di perpetuare il proprio potere facendo di tutto per rimanere aggrappati a poltrone che non si è saputo gestire secondo criteri di equità e lungimiranza.
Legalità significa far sì che le leggi siano uguali per tutti e rispettate da tutti. Bisogna essere in grado di ribadire ogni giorno e con ogni provvedimento che non esistono cittadini di serie A e di seri B e che non esistono leggi da rispettare e leggi che si possono calpestare o che contano meno delle altre (anche dal punto di vista morale).
Al di là delle misure economiche che il Parlamento varerà, abbiamo assoluto bisogno di offrire esempi virtuosi e coerenti per far sì che questo nostro Paese torni ad essere credibile in chiave politico-economica, ma anche nel chiedere sacrifici ai propri cittadini.

Napolitano a Rimini ha voluto rivolgersi ai giovani, ma mi pare che le sue parole debbano essere attentamente prese in considerazione soprattutto da chi ha responsabilità politica, a qualsiasi livello.
Speriamo non cadano, ancora una volta, nel vuoto.

 http://www.riminitoday.it/politica/napolitano-al-meeting-di-rimini-l-intervento-integrale.html

Un commento su “Un sussulto di responsabilità e legalità

  1. corrado nazario moro

    Credo che per recuperare un minimo di credibilità la politica debba iniziare a dare il “buon esempio” con alcune azioni semplici ma significative.
    1) PARLAMENTARI . Ritengo che il numero (950 circa tra Deputati e Senatori in rappresentanza di oltre 56.000.000 di italiani) sia il minore dei mali. Ridurne il numero è solo un problema di “lana caprina” se poi non si adegua il loro compenso alla media europea; non si taglino i numerosi benefit di cui godono e soprattutto non si limita il numero dei loro mandati. Se un soggetto non può fare il Sindaco per più di 2 mandati non capisco perché possa fare il Parlamentare a vita né perché dopo un mandato debba poter usufruire di una pensione da “nababbo” quando tutti gli altri comuni mortali devono lavorare 40 anni o aspettare i 65 anni per poter usufruire del trattamento pensionistico;

    2) FUNZIONAMENTO DEI MINISTERI. Non capisco perché non si metta mano al numero spropositato di dipendenti dei Ministeri ed a tutti i benefici impropri di cui godono rispetto a tutti gli altri lavoratori;

    3) REGIONI. Per gli Assessori ed i Consiglieri Regionali vale lo stesso discorso di cui al punto 1) relativo ai Parlamentari ma, in questo caso ritengo vadano fatte serie ed approfondite considerazioni anche sul loro numero.

    4) FUNZIONAMENTO DEGLI ASSESSORATI REGIONALI E PERSONALE. Anche in questo caso vale quanto già indicato per il personale ministeriale ma, in questo caso dev’essere approfondita la verifica Regione per Regione. Ritengo comunque che anche nelle Regioni più virtuose ci siano spazi di manovra per ottenere economie e risparmi significativi.

    5) ENTI E SOCIETA’ A PARTECIPAZIONE STATALE, REGIONALE E PROVINCIALE: Eliminare il numero considerevole di Consigli di Amministrazione di questi Enti e Società che in genere servono esclusivamente a collocare i politici “trombati” nelle varie elezioni. Conferire i mandati ad Amministratori Delegati che rispondano personalmente delle scelte operate, istituire un solo Organo di Controllo che vigili sugli Amministratori delegati.

    6) PROVINCE. Personalmente non ritengo le Province enti del tutto inutili purché siano meglio definite le competenze delle stesse. Un errore del passato è stato quello di consentire il proliferare di questi Enti ma, ora si esagera. Anche nel caso delle Provincie si dovrebbe fare una analisi approfondita sul loro funzionamento facendo una verifica puntuale dei costi rispetto ai servizi erogati.

    7) COMUNITA’ MONTANE. In Lombardia sono sopravvissute alla legge statale che le ha azzerate e ridimensionate. Sarebbe opportuno riprendere in mano la questione e fare una seria riflessione del perché si debbano mantenere in vita Enti che hanno poco di montano o lo sono solo parzialmente, “dissipando” in tal modo i fondi che dovrebbero essere destinati ai Comuni realmente montani.

    8) CUMULO DEGLI INCARICHI. Sarebbe inoltre opportuno sancire che un politico non può ricoprire più di 2/3 incarichi impedendo, come avviene ora, un concentramento di incarichi su un unico soggetto.

    9) COMUNI E PICCOLI COMUNI. Prima di “accorpare alla Carlona” i piccoli Comuni sarebbe opportuno fare qualche piccole verifica sulle dimensioni territoriali dei Comuni, sulle problematiche di ciascuno di essi e sentire i Sindaci in merito alle proposte di accorpamento.

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