Tour nelle carceri lombarde 3: Opera

16 agosto 2011 di fabio pizzul

Carcere di Opera

Famoso perché vi sono rinchiusi i maggiori esponenti del crimine nostrano, quello di Opera è il più grande carcere italiano: una città nella città, alle prese con la crisi economica, la burocrazia, la sanità. Se a San Vittore arrivano per lo più gli arrestati o coloro che sono stati condannati a pene brevi, a Opera vengono rinchiusi i condannati definitivi e che devono scontare pene lunghe. La percentuale del numero di italiani rispetto agli stranieri è nettamente a favore dei primi e invertita rispetto a quello delle case circondariali come San Vittore (cfr. post dedicato).

Un’area del carcere è destinata ai detenuti in regime di 41 bis: è il cosiddetto carcere duro o di massima sicurezza, dove si trovano in isolamento individuale gli esponenti della criminalità organizzata provenienti da tutte le parti d’Italia. Un’altra area del carcere è invece un attrezzato polo ospedaliero gestito dal San Paolo. Per questa ragione spesso vengono mandati qui detenuti malati provenienti da altre carceri italiane. Lo stesso si verifica per il polo psichiatrico. Ogni giorno circa 80 detenuti vengono scortati dalla polizia penitenziaria al Palazzo di Giustizia a Milano, per presenziare ai processi. Ovviamente la logistica è assai complessa da gestire e assorbe molto personale.All’interno del carcere di Opera alcuni detenuti lavorano nei laboratori di liuteria, meccanica, cucina e grafica. Per ragioni burocratiche, nonostante uno dei laboratori interni sia un panificio che vende pane all’esterno, la mensa del carcere è costretta a rifornirsi anche per il pane da una ditta appaltatrice. Burocrazia a parte mancano i fondi per pagare i detenuti lavoratori e concedere gli sgravi fiscali alle ditte che offrono loro commesse. Forse per qualcuno, in tempo di crisi economica, dare uno stipendio e un’opportunità di lavoro a dei detenuti può sembrare un privilegio ingiustificato, ma obbligandoli a un lavoro gratuito da un lato rovinerebbe il mercato delle ditte concorrenti, dall’altro impedirebbe a queste persone di contribuire al mantenimento delle proprie famiglie e di garantirsi una riserva di sicurezza che non li spinga a delinquere il primo giorno di libertà per comprarsi da mangiare o per trovare un letto dove dormire. I lavori forzati e lo sfruttamento di manodopera gratuita, non solo lederebbero i diritti dell’uomo, ma non sarebbero a favore neppure della società. Creare occasioni di lavoro per il maggior numero di detenuti possibile significa rendere concreta la possibilità di un loro reinserimento pieno nella società a beneficio di tutti.

Il carcere di Opera è a pieno regime, ovvero non ha posti vuoti, anche perché ospitando detenuti con condanne molto lunghe non può permettersi di mettere in ogni cella più di due persone. Senza contare che i detenuti in regime di massima sicurezza necessitano celle singole. Il polo ospedaliero e quello psichiatricosono costantemente pieni, anche perché qui arrivano detenuti da ogni parte d’Italia. Una volta di più il tema del sovraffollamento delle carceri italiane ha le sue ripercussioni anche qui.

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