La cattiva coscienza dell’economia globale

7 agosto 2011 di fabio pizzul

Seguo con viva preoccupazione i drammatici e crescenti episodi di violenza in Siria, che hanno provocato numerose vittime e gravi sofferenze. Invito i fedeli cattolici a pregare, affinché lo sforzo per la riconciliazione prevalga sulla divisione e sul rancore. Inoltre, rinnovo alle Autorità ed alla popolazione siriana un pressante appello, perché si ristabilisca quanto prima la pacifica convivenza e si risponda adeguatamente alle legittime aspirazioni dei cittadini, nel rispetto della loro dignità e a beneficio della stabilità regionale. Il mio pensiero va anche alla Libia, dove la forza delle armi non ha risolto la situazione. Esorto gli Organismi internazionali e quanti hanno responsabilità politiche e militari a rilanciare con convinzione e risolutezza la ricerca di un piano di pace per il Paese, attraverso il negoziato ed il dialogo costruttivo.

Sono parole di papa Benedetto XVI che oggi al termine dell’Angelus ha voluto ricordare due territori in cui la pace ormai è solo un ricordo.
Negli scorsi giorni il Papa aveva avuto modo di ricordare anche l’immane tragedia causata dalla siccità nel Corno d’Africa.
Sono solo alcuni dei focolai di guerra e di sofferenza che il nostro pianeta propone quotidianamente.
Il rischio è che la grave situazione economico finanziaria finisca per togliere ogni attenzione da queste vicende. Con buona pace delle centinaia di migliaia di esseri umani che vedono messa a rischio la propria sopravvivenza.
Forse è tempo di un’economia meno preoccupata di difendere i castelli finanziari costruiti nell’ultimo decennio e più realista nel considerare i possibili interventi in zone di crisi vera.
L’attuale situazione economica internazionale non consente a nessuno di sostenere una o più guerre (si veda quanto sta accadendo agli Stati Uniti).
Abbiamo imparato negli ultimi anni che le spese militari sono stati un potente ricostituente per le economie occidentali.
L’Italia non fa eccezione: se il bilancio del Ministero dell’Ambiente negli ultimi 3 anni è calato del 70%, quello del Ministero della Difesa è praticamente intatto.
E’ vero che la disponibilità italiana per le missioni all’estero accresce il prestigio internazionale del nostro Paese, ma quanto più si potrebbe fare con una vera politica di promozione della pace e della cooperazione?
Non è un problema solo italiano, ma forse è tempo di fare qualche considerazione seria e lungimirante anche in questo senso.
Il Papa continua a levare la sua voce e a sollecitare riflessioni di questo tipo, ma la sensazione è che venga sempre meno ascoltato.
Scusate il mio sfogo agostano, ma non vorrei che dietro il necessario e urgente impegno per risolvere le turbolenze dell’economia internazionale si mettesse a tacere la cattiva coscienza su tante zone di crisi che ancora attendono risposte.

Già che ci sono, vi segnalo due link per possibili donazioni per il Corno d’Africa.
Il momento economico è difficile per tutti, ma c’è sempre chi sta peggio di noi…

Caritas per la siccità

“Agire” per il Corno d’Africa

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