L’impegno “avaro” della regione sulla legalità

19 aprile 2011 di fabio pizzul

Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato con 5 astenuti una legge per la prevenzione e il contrasto della criminalità. Il provvedimento segue quello analogo dedicato all’educazione alla legalità. Passi importanti che si sostanziano, in questa legge, nel sostegno alle vittime della criminalità, nell’istituzione del Comitato regionale per la trasparenza degli appalti e sulla sicurezza dei cantieri, nella prevenzione del sovraindebitamento e dell’usura e nella vigilanza sugli appalti.
Fin qui tutto bene, ma i dolori arrivano quando si prende in esame la norma finanziaria.

I soldi che si potranno spendere per l’applicazione della legge sono: 100 mila euro (erano 50 mila e un emendamento PD ha raddoppiato la cifra)  per il Fondo assistenza vittime criminalità e  3 milioni di euro per il Fondo per il recupero all’uso sociale dei beni confiscati. Comprendete come con questi quattrini si possa fare ben poco.
Saluto, comunque, con grande soddisfazione l’approvazione della legge e auspico che, nelle pieghe di un bilancio molto tirato, ci possano essere ulteriori dotazioni per una effettiva applicazione della legge.
Nell’ambito della discussione sulla legge, il Pd ha presentato un ordine del giorno sulla vicenda dei manifesti che in questi giorni hanno attaccato e denigrato la magistratura. L’odg chiedeva un intervento chiaro da parte dei presidenti Formigoni e Boni a sostegno della magistratura e contro i manifesti comparsi in questi giorni a Milano. Il presidente del consiglio Boni ha scelto di dichiarare inammissibile l’odg perché non inerente all’argomento della legge in discussione. Come dire, il presidente Boni non ritiene che il Consiglio regionale debba censurare l’operato di chi ha ritenuto opportuno attaccare la magistratura accostandola addirittura alle BR che ai magistrati, non dobbiamo mai dimenticarlo, hanno sparato.
La legge c’è ed è un ottimo riusltato.
Ora si tratta di avere un atteggiamento coerente.
Qualcuno mi spieghi, ad esempio, perché nella scorsa seduta, quando si è trattato di votare la mozione che chiedeva la revoca della nomina di Pietrogino Pezzano, la quasi totalità della maggioranza se ne è andata dall’aula (compresi i relatori delle due leggi sulla legalità approvate in questi mesi).

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