Il Palazzo di Roberto

21 marzo 2011 di fabio pizzul

-- Il retro di Palazzo Lombardia -- 21 marzo 2011

Il Presidente Napolitano ha inaugurato il nuovo palazzo della Regione Lombardia. La prima inaugurazione risale alla campagna elettorale di un anno fa. Passate le elezioni, il cerimoniale andato in scena è stato questa volta tutt’altro che rivolto ai cittadini. Un maxischermo nell’area più buia e sottovento della piazza sottostante il palazzo non ha favorito la partecipazione dei cittadini, riversatisi dopo l’arrivo del Presidente della Repubblica in via Melchiorre Gioia, sul retro dell’edificio. Di là, si vociferava, sarebbe ripartito dopo l’inaugurazione a porte chiuse con la stampa accreditata in questura e i polotici invitati. Un gruppetto di cittadini chiede a Formigoni di avvicinarsi mentre sta rilasciando le interviste alla stampa in attesa dell’arrivo di Napolitano. Niente da fare. Una signora gli chiede dove sia il tricolore. Effettivamente è strano che un palazzo istituzionale non abbia le bandiere sulla facciata. “E’ dentro” – è la risposta di Formigoni. Forse per ragioni di sicurezza nemmeno il Presidente della Repubblica si avvicinerà ai cittadini presenti al suo arrivo, nonostante si tratti di una trentina di persone in tutto. Un paio di dipendenti, impediti ad entrare dall’accesso principale del palazzo, manifestano tra loro qualche malumore per una cerimonia che li ha visti esclusi mentre telefonano ai colleghi che sono riusciti a entrare. Le vie adiacenti al Palazzo sono bloccate dalla polizia, rabbuiata nell’impartire ordini ai passanti e in difficoltà nel gestire il traffico. Il potere esercitato per promuovere se stessi porta all’isolamento.

Formigoni si intrattiene con la stampa

All’interno il clima dell’inaugurazione era ben diverso e si è parlato di Palazzo Lombardia come simbolo di trasparenza nei confronti dei cittadini. Il protocollo e la sicurezza legata alla presenza di Napolitano hanno offuscato la trasparenza, sarà per un’altra volta. Nel pomeriggio vi prometto una nota sugli “interessanti” discorsi ufficiali. 

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