Il sogno di una piazza di tutti

13 marzo 2011 di fabio pizzul

Mi prendo la libertà di qualche riflessione sulla piazza a partire da un’esperienza banale di cui dirò tra poco.
La piazza è diventata, negli ultimi anni, il simbolo della contrapposizione politica. Siamo in un Paese in cui si scende in piazza per protestare e per rivendicare, per fare pressioni e per difendere ragioni, per confermarsi nelle proprie idee e per far sentire la propria voce…
Riempire una piazza significa essere forti politicamente e potersi presentare con un credito da spendere nell’arena mediatica e parlamentare.
E’ sempre più raro, però, vedere piazze che uniscono, che promuovono e creano legami, secondo lo spirito che storicamente ha qualificato la piazza come luogo dell’incontro e del confronto tra i diversi. Le piazze oggi rischiano di essere esclusivamente dei luoghi di distratto passaggio e si animano solo quando diventano teatro di manifestazioni commerciali, sportive, politiche, culturali o religiose.
Vengo ora all’esperienza di cui parlavo all’inizio.
Melzo, ore 11.00 di domenica 13 marzo. Piazza Vittorio Emanuele, nonostante la pioggia, accoglie qualche centinaio di persone che si fermano a chiacchierare sotto i portici o gli ombrelli. Su un lato della piazza si festeggia il 40° anniversario della locale sezione della Croce Bianca e si inaugura la nuova filiale della BCC (Banca di Credito Cooperativo) di Carugate. Sull’altro lato un po’ di gente torna a casa dopo la Messa e un gruppo di persone discute fuori dalla sede del PD. Una piazza composita, senza tensioni e con un messaggio chiaro: la voglia di prendersi cura della città e delle persone che vi abitano. Con stili e compiti diversi, dal sostegno all’economia locale all’assistenza sanitaria passando per il servizio alla pubblica amministrazione, la piazza è colma di persone che hanno scelto di dedicare un po’ del loro tempo per gli altri. Il fatto che lì ci fosse anche il circolo del PD mi sembra un ottimo segnale.
Mi piacerebbe poter vedere in ogni paese e città piazze così, ovvero luoghi in cui ritrovarsi per lavorare alla costruzione di una rinnovata passione per le cose di tutti. Al di là di ogni tentazione individualistica. Anche le piazze “invase” dalla politica assumerebbero un valore diverso.

Un commento su “Il sogno di una piazza di tutti

  1. Anna Maria Contursi

    hai ragione, caro fiabo, ma credo che sia necessario “scendere in piazza” anche per dimostrare che le cose non ci scivolano addosso, che siamo vigili e che non ci facciamo scippare una cosa così importante come la nostra libertà, la nostra costituzione con i suoi valori, la scuola pubblica ed il rispetto per essa e per chi ci lavora con passione nella speranza di preparare dei cittadini consci dei propri diritti e doveri….
    io ero a milano, in piazza Cairoli, ma non eravamo proprio in molti! peccato. mi consolo pensando che altre piazze erano più numerose!

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