La mafia danneggia l’economia del Nord

12 marzo 2011 di fabio pizzul

A poche ora dall’allarme della Commissione Antimafia sulla colonizzazione della Mafia al Nord, Libera ha proposto presso l’Università degli Studi di Milano un incontro con don Ciotti e il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi. In un’aula Magna piena di gente in piedi (soprattutto studenti), l’incontro ha dato il via a un progetto di formazione e sensibilizzazione contro le mafie che coinvolge le sette principali università milanesi.
Don Ciotti e Draghi hanno parlato senza reticenze di come la Mafia danneggi pesantemente il tessuto sociale ed economico.
Vi propongo una rapida sintesi degli interventi.

CIOTTI
L’impegno contro la mafia non può concedersi pause senza ritrovarsi in breve al punto di partenza.
L’individualismo e la corruzione sono il cancro del Paese, una vera tassa occulta: ogni anno sottraggono all’economia legale quasi 60 miliardi di euro e poi vengono a raccontarci che non ci sono i soldi per chi ha bisogno.
Chiediamo percorsi di giustizia.
Mi sono stupito di chi si è stupito delle mafie al nord.
La colonizzazione si tocca con mano, dal fare solo affari si passa al controllo del territorio con intimidazione, minacce e omicidi. La casa madre ha sede sempre in Calabria, ma c’è un’autonomia crescente.
La presenza è definita come allarmante, ma c’è anche consenso di imprenditori che pensano di fare affari migliori. La zona grigia dell’assenza di denunce è pericolosa.
La vera forza della mafia sta al di fuori di essa, nella compiacenza e nel silenzio.
I 26 omicidi in cinque anni tra piemonte e lombardia parlano chiaro.
E’ un problema che riguarda il nostro futuro. Il primo vero testo anti mafia è la Costituzione.
La caduta della moralità pubblica crea spazio per la mafia. L’etica è il nutrimento della democrazia. Provo disgusto quando vedo azioni mirate a difendere interessi e posizioni personali. L’etica è il primo argine all’illegalità.
Il 45% dei beni sequestrati alle mafie in Italia è bloccato perchè sotto ipoteca bancaria.
Dobbiamo sconfiggere il peccato della conoscenza di seconda mano e senza approfondimento. La condizione è l’educazione alla corresponsabilità. Ci vuole il coraggio della volontà di portare avanti le proprie piccole cose.
Dobbiamo ribellarci all’impotenza e far diventare normale il rispetto della legalità e delle leggi.
Rabbia e coraggio sono i fili della speranza per S. Agostino, sono atteggiamenti che devono guidare il nostro impegno

DRAGHI
Sono orgoglioso di poter partecipare a qeusta risposta civile.
La criminalità sfibra il tessuto della nostra società, attenta alla democrazia e mina l’economia.
La relazione tra appalti per opere pubbliche e mafia rischia di diventare endemica e cronica.
Al nord la comunità nella sua generalità è ancora sana e non impaurita e per questo si può reagire.
C’è una saldatura preoccupante tra criminalità locale e criminalità mafiosa.
I costi sociali della criminalità sono molto alti e arrivano a danneggiare la libera concorrenza.
Nelle aree a forte presenza criminale il credito alle imprese costa di più e i giovani scappano.
La mafia frena lo sviluppo economico, lo prova uno studio di Bankitalia su Puglia e Basilicata (20% in meno di pil regionale in 30 anni e questo soprattutto a causa di minori investimenti privati).
Contro il riciclaggio l’unica arma efficace é la cooperazione internazionale tra governi e forze dell’ordine.
La tracciabilità delle operazioni e la conoscenza dei clienti sono elemento necessario per banche e intermediari contro il riciclaggio.
Le segnalazioni delle banche sono cresciute dalle 12 mila del 2007 alle 35mila del 2010. Dai professionisti nel 2010 sono arrivate solo circa 250 segnalazioni. Troppo poco.?
L’infiltrazione della mafia nella struttura produttiva tiene bassa la crescita. Il prezzo pagato dalle aziende in termini di competitività è molto alto.

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