I furbetti delle moschee

18 febbraio 2011 di fabio pizzul

La Lega, a mezzo stampa, ha festeggiato l’approvazione di norme che potranno limitare la costruzione di luoghi di culto islamici e l’utilizzo a scopi di culto di centri culturali. Le nuove norme, inserite nel cosiddetto Collegato Ordinamentale alla finanziaria 2011, consentono ai sindaci, sostiene la Lega, di essere molto più selettivi nella concessione di spazi per il culto evitando che capannoni o altre strutture si trasformino in luoghi di preghiera.
Mi pare utile qualche notazione.

Prima di tutto non si capisce questa fobia riguardo la preghiera.
L’aggregazione dei musulmani può diventare un problema nella misura in cui avviene fuori dalle regole. Il problema non mi pare dunque quello di fornire ai sindaci strumenti per difendersi dalle presunte furberie islamiche, quanto quello di garantire luoghi decenti per il culto islamico: in Italia esistono solo 3 moschee ufficiali, ma più di 700 luoghi di riunione informali e semi-clandestini. E per la Lega il problema pare essere quello di evitare che si costruiscano moschee…
Seconda osservazione. La nuova norma prevede che non più solo le chiese cattoliche o gli oratori possano essere considerati beneficiari di provvedimenti urbanistici di riduzione degli oneri ma tutte le realtà che fanno riferimento a religioni, anche quelle non riconosciute. Per semplificare: chi vorrà costruire la sede di una associazione religiosa, potrà considerare quell’intervento come un onere di urbanizzazione e quindi scomputerà la cifra corrispondente all’intervento da ciò che va versato al comune.
La vicenda forse non è facile da capire per chi non ha dimestichezza con le regole comunali, ma mi pare un nuovo tentativo di regolare per via urbanistica un tema molto delicato come quello della possibilità di avere luoghi per praticare la preghiera.
Le regole ci vogliono, ma non possiamo pretendere che l’obiettivo (dichiarato a posteriori solo sui giornali) sia unicamente quello di impedire la costruzione di moschee.
Una volta di più si tenta di far passare per via urbanistico-amministrativa la regolamentazione dell’attività di culto.
Se ci sono oltre 700 “moschee” abusive in Italia, secondo voi quale dovrebbe essere l’obiettivo? Trovare una norma urbanistica per chiuderle o cercare il modo per trasformarle in luoghi sicuri, controllabili e alla luce del sole? La risposta della Lega (e dell’intera maggioranza lombarda) mi pare chiara, ma il buon senso e la lungimiranza politica suggerirebbero di guardare altrove.
Se si ha davvero la voglia di affrontare e risolvere la questione, lo si faccia alla luce del sole e non con sotterfugi ed espedienti. Temo, in caso contrario, che l’accusa di furberia e doppiezza che spesso viene indirizzata genericamente agli islamici ricadrebbe pesantemente su chi amministra.

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