Legge e morale: spigolature domenicali

16 gennaio 2011 di fabio pizzul

“Al di sopra di ogni legge umana – giusta o ingiusta, limpida o contorta – c’è la Legge di Dio, quella Legge “perfetta” che il Creatore ha iscritto nel cuore di ogni uomo e ha poi inciso sulle tavole consegnate a Mosè sul Sinai. Qui sta il fondamento della legge naturale e della morale oggettiva”.
“Le radici dell’illegalità risiedono soprattutto nella mancanza di una morale secondo verità. È la moralità, infatti, che responsabilizza e impegna a rispettare la legge, in quanto fa sorgere nella persona una forza interiore che la spinge a osservare le norme. Se però non si sceglie la morale che parte dalla verità stampata dentro ogni uomo, e dunque per tutti criterio del bene e del male, si cade nella morale soggettivistica, che ha come criterio di riferimento l’individuo e la sua assoluta libertà di definire i confini del lecito e dell’illecito, del giusto e dell’ingiusto. Questa impostazione che attribuisce all’individuo una libertà assoluta va contro il disegno di Dio”. “Per vivere in una società serena e ordinata, occorre un riferimento puntuale alla legalità, che si ottiene riscoprendo il significato positivo e liberante della legge morale e, al contempo, la sua incidenza sociale”.
“La legge morale non si pone contro la persona e le sue esigenze, ma è al suo servizio, aiutandola a non essere dissociata al proprio interno tra la verità che Dio ha impresso nel suo cuore e il comportamento concreto che assume nella vita”.
“La comunità cristiana, in ogni sua articolazione, è chiamata a educare alla Legge di Dio, ai Comandamenti. In una situazione culturale confusa e spesso sconcertante, come quella attuale, il riferimento alla Chiesa è vivo e forte, perché le si riconosce la capacità e l’autorevolezza per pronunciare una parola di incoraggiamento e di speranza”.

Breviario cattocomunista, direbbe qualcuno.
La realtà è diversa: sono alcuni passaggi dell’omelia che il cardinal Tarcisio Bertone (Segretario di Stato Vaticano) ha tenuto ieri in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale della Stato della Città del Vaticano.
Mi si obbietterà che il cardinal Bertone non poteva certo pensare all’Italia pronunciando queste parole. Visto che però la Chiesa parla universalmente alle coscienze, penso che sia utile che anche noi italiani ci facciamo interpellare da queste affermazioni. E che ciascuno faccia la sua parte: a livello di comportamenti personali, a livello di testimonianza pubblica e a livello di denuncia sociale.

P.S.
“E’ meglio essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo” (Sant’Ignazio di Antiochia, Lettera agli Efesini)

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