Pisapia e i cattolici

18 novembre 2010 di fabio pizzul

Impazzano in queste ore le dichiarazioni e le elucubrazioni sulla reale possibilità di Pisapia di ottenere i voti del mondo cattolico milanese.
Solo qualche considerazione sintetica.
Il mondo cattolico non è un pacco di voti, è una realtà composita di elettori che ragionano sulla base di programmi e contenuti; le indicazioni di veri o presunti leader contano poco.
L’onere della prova spetta ora proprio a Pisapia: il PD non può che sostenere chi ha vinto le primarie, i cattolici attendono proposte e programmi.
Iniziare con il dire che la priorità è il registro delle coppie di fatto non mi pare una genialata (vista con presunti occhiali cattolici).
Ho letto di giuramenti vari di fedeltà a questo o a quello… Vorrei una bella sterzata sui contenuti e meno enfasi sulle appartenenze.
Stop. Ne riparleremo.

9 commenti su “Pisapia e i cattolici

  1. Antoine

    I cattolici, se vogliono restare tali e non diventare “adulti”,si ricordino dei principi non negoziabili e di chi li rispetta (almeno nel programma di governo). Votare per chi mette sotto i piedi tali principi possono certo farlo, ma abbiano anche il coraggio di non dichiararsi più cattolici (A scelta: valdesi, evangelici, luterani… o anche atei (!) che è più trend).

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  2. Francesco Bova

    Anch’io attendo da Pisapia proposte e programmi: sul lavoro, sulla scuola, sui servizi alla persona e, fondamentalmente, sullo stile e sul metodo di conduzione del macchina amministrativa del Comune di Milano che deve produrre buoni servizi. Se Pisapia strizza l’occhio a qualcuno per ottenere consenso non mi sembra una buona cosa, in particolare su temi che hanno sì una valenza politica ma che hanno pure altri interlocutori istituzionali e politici. A Milano serve un buon sindaco e una buona amministrazione, da non confondere con l’amministratore di condominio di Albertini. Però mi sembra che non si può iniziare dalle coppie di fatto, in quanto un comune esercita su questo problema uno scarso potere di risoluzione. I principi non negoziabili per me sono quelli dell’onestà intellettuale e della trasparenza, evitando di fare ammucchiate ideologiche che porterebbero alla deriva qualsiasi amministratore. E poi, per favore, competenza e merito.

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  3. cristina

    Non ho votato Pisapia alle primarie, ma ora come ora che alternative abbiamo??
    E poi parlare delle coppie di fatto non è peccato…ne parlano con cognizione tanti sacerdoti!
    Vorrei vedere però proposte poco in odore di mafia sull’Expo 2015, ad esempio, qualche posto di lavoro in più per i giovani soprattutto, qualche insegnante in più, qualche povero meno povero,qualche luogo di ritrovo senza spacciatori in giro,qualche parco giochi più verde, qualche pista ciclabile in più,… in questa grande Milano.
    Non è per contraddirti, anzi! Ma aspetto di capire le proposte del PD…per Milano. Le idee personali di pisapia passeranno in seconda fila!

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  4. paolo

    La vicenda Pisapia, in realtà, ha messo in evidenza le grandi difficoltà di collocazione che ha il PD. Questo secondo me è il vero argomento. Prima ancora che Pisapia ci dica quale è il suo programma, il PD ci deve dire quali sono le sue priorità. E poi la sua classe dirigente ci deve dire quali sono le sue priorità. Ora il PD si trova, e tutti noi insieme, in bilico. Non capiamo se cadiamo da una parte o dall’altra. Nessuno lo sa. L’opportunismo pare sarà l’indicatore per la spinta da un alto o l’altro… Mah.
    Io non ho votato Pisapia, ma fa niente. Sono convinto che sarà dura con lui vincere, ma fa niente. Mi aspetto che il PD invece, si chiarisca al suo interno, si chiarisca con Pisapia e ci faccia sapere e capire che un progetto, un percorso è possibile.
    Fabio, parlaci di quante anime ci sono dentro questo PD, e se sono possibili davvero percorsi virtuosi. Perchè sennò perdiamo tempo un po’ tutti…
    Paolo

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  5. Aldo

    Non servono le prove,le proposte e i programmi.
    Tutti sanno fare programmi e proposte in grado di accontentare i Cattolici pur di avre il voto.
    Conosciamo bene la storia da cui proviene Pisapia, cosa ha fatto e cosa vuole.
    Questo è più che sufficente per dire basta.
    Ma che senso ha che i cattolici riamangono in un partito la cui vera base ha espresso e scelto Pisapia come proprio rappresentante.
    No grazie non mi servono le idee di Pisapia per costruire la città del futuro dei miei figli… vado altrove e costuisco un nuovo progetto a mia misura.

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  6. Francesca

    Su, un po’ di laicità. Che male vi fanno poi le coppie di fatto? Sembra parte di voi voglia avere a tutti i costi una scusa per aprire la vittoria al centro-destra o per rendere ancora più difficile la vita del PD che è intrinsecamente, forse, difficile, ma che deve cercare motivi e linee di unità, non di divisione. Già partire con “sarà dura con lui vincere” non è un bel primo passo. Non aiuta la sinistra, non aiuta il centro-sinistra, e di centri, perdonate, ma ne abbiamo già fin troppi…

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  7. marco

    Il problema è che, se proprio ci tenevano, i cattolici potevano anche provare ad evitare che la candidatura a sindaco andasse a Pisapia.
    In fondo non c’entra niente l'”effatto Vendola”: Pisapia non ha granchè di radicale e ha conquistato il favore di una parte di Milano moderata per non dire anzianotta. Ma soprattutto Pisapia non ha preso più del 50%. Cioè se si voleva bastava presentare un solo candidato di area PD e il gioco era (quasi) fatto. Lunga vita ad Onida, che è un grande, che si è candidato in un momento di confusione del PD, che forse ha portato alle primarie anche gente che non ci sarebbe andata e che potrà essere ancora una presenza importante per la città. Ma se la sua candidature, che obiettivamnete ha portato via voti a Boeri, ha rappresentato una parte di mondo cattolico milanese vuol dire che come cattolici siamo ancora un po’ poco abituati al gioco della democrazia, forse perchè lo si vede un po’ troppo da fuori. Vince la maggioranza (in questo caso relativa) ma soprattutto (almeno negli ambienti cattolico-democratici, da Weber in poi) sarebbe opportuno far prevalere una politica basata sulla responsabilità (quali conseguenze hanno le azioni politiche?) piuttosto che una politica basata sulla testimonianza, parola usata a ragione proprio su questo blog nel primo commento-ringraziamneto ai protagonisti delle primarie. Per cui adesso si sostiene Pisapia, che qualche chance ce l’ha ed è meglio degli altri. E la prossima volta magari si cerca di esserci per fare una politica un po’ più lungimirante.

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  8. jacopo

    Certo, anche se Pisapia non si fosse candidato avrebbe vinto Boeri.
    Credo abbia poco senso attribuire la colpa di un certo andamento alla presenza di più candidati. La verità è che con meno candidati probabilmente ci sarebbero stati meno voti e il vero insuccesso di queste primarie, secondo me, è proprio il numero di votanti. Ora ripartire da 40.000 preferenze per arrivare ad esprimere il sindaco di Milano è un’impresa veramente ardua. Ma abbiamo visto che Pisapia si è saputo muovere. Ora mi auguro che, grazie al suo stile e modo di fare e sopratutto alla capacità che avremo di costruire un programma riformista e credibile anche per il mondo cattolico, tale risultato sia raggiungibile, ancora una volta contro ogni previsione. Ma come dice Fabio, “ne parleremo!”

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