Facciamo i conti con la famiglia

5 novembre 2010 di fabio pizzul

In attesa della Confereza Nazionale sulla Famiglia, che a quanto pare dovrà fare a meno di Berlusconi, ieri  sera a Monza, nella nuova e bella sede de “Il Cittadino”, ho partecipato a un incontro organizzato dall’Associazione Famiglie Numerose sul tema delle politiche familiari in regione Lombardia. Ero in buona compagnia, visto che il tavolo dei partecipanti era composto anche da Alfonso Colzani, responsabile del Servizio per la Famiglia della Diocesi di Milano, Cesare Palombi, delegato regionale dell’Associazione Famiglie Numerosi, e i due colleghi consiglieri regionali Enrico Marcora (UDC) e Stefano Carugo (Pdl).
Clima cordiale e grande sintonia sulla necessità di dare finalmente segnali concreti e tangibili alle famiglie, con inevitabili diversificazioni sui possibili strumenti da adottare concretamente, dal quoziente familiare al fattore famiglia, dai voucher alla family card.
L’impressione è che, almeno tra i presenti, gli elementi di accordo e di sintonia siano di gran lunga maggiori rispetto alle differenze, tanto che, per suscitare un po’ di garbata polemica tra il sottoscritto e Carugo (entrambi penso abbiamo recitato a dovere), il direttore de “Il Cittadino” Losa ha dovuto calcare la mano sulle unioni omosessuali piuttosto che sulle coppie di fatto.
Cesare Palombi ha approfittato della serata per lanciare quattro proposte che sia augura possano diventare provvedimenti legislativi o amministrativi di Regione Lombardia. Eccone una sua sintesi. 

Come ANFN proponiamo tre azioni:

–  farvi promotori in Consiglio Regionale dell’istituzione di un Premio Regionale per i Piani di Zona amici della Famiglia. Iniziativa che potrebbe essere presentata alla Festa Regionale per la Famiglia il 22 o 29 maggio 2011 a Como, ipotizzando la prima assegnazione per l’edizione del 2012, magari in quel di Monza Villa Reale, la domenica antecedente il VII Incontro Mondiale delle Famiglie con il santo Padre;

 –  Inserire nelle linee d’indirizzo programmatico per gli Uffici di Piano di Zona l’attivazione di un Tavolo dell’Associazionismo Familiare e dell’Agenzia per la Famiglia;

–  promozione di un Sistema di Family Card Regionale, sul modello delle Card già attive della Provincia di Milano e  del Comune di Parma, da attivare in ogni provincia lombarda a partire da Monza. Il progetto vede il coinvolgimento di ANFN, ACLI e CdO Brianza come realtà promotrici e facenti parte del Comitato di Gestione. Mentre, la Caritas Ambrosiana, il Forum Regionale delle Associazioni Familiari e auspichiamo anche la Regione Lombardia, formino la compagine del Comitato Etico. S’intende promuovere un Economia Sociale di Mercato come intesa da papa Benedetto XVI in Caritas in Veritate n° 66. Si potrebbe avviare questo percorso verso la Family Card Regionale entro dicembre 2011 e presentarne i risultati in occasione della Festa regionale per la Famiglia del 2012.

 Inoltre non lascerei cadere nel nulla la proposta di Legge Regionale di regolamentazione delle aperture festive dei negozi, che la Chiesa Ambrosiana a proposto come segno di attenzione a La Famiglia: il Lavoro e la Festa, tema dell’Incontro Mondiale con il santo Padre del 2012.

Palombi ha poi concluso dicendo di aver potuto verificare che il ‘Partito trasversale della sussidiarietà orizzontale’,  da lui auspicato, esiste è può aprire ad un futuro dove i sogni, i bisogni e i diritti delle famiglie siano realizzati, accolti e rispettati.

Bene. Vedremo se saremo capaci di portare avanti queste istanze o se verremo accusati di grandi manovre in salsa centrista.

Chiudo con una considerazione statistica che spero sia totalmente sballata, ma rischia di spiegare molto bene l’attuale inerzia del mondo politico nei confronti della famiglia.
I cinque già citati partecipanti al dibattito rappresentavano in tutto 20 figli (Carugo 6, Pizzul, Colzani e Palombi 4, Marcora 2). Il problema è che i voti in chiave elettorale rimanevano cinque (dieci con le rispettive signore). La realtà italiana ci parla di poco più di un figlio e mezzo a famiglia e di moltissime coppie (ormai la maggioranza) senza figli, per non parlare degli ormai tantissimi single. Sapete che cosa significa? Che per rappresentare i 20 figli di cui sopra, stando alle medie nazionali, ci sarebbero volute almeno 15 famiglie, il che significa 30 votanti. Morale: in termini elettorali (e temo anche economici) contano molto di più single e coppie con pochi figli. Sarà anche vero che la politica deve essere lungimirante e non badare solo a raccogliere voti e consenso, ma per non sbagliare è meglio dar retta e fare politiche a favore della maggioranza…

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