Miracolo (anzi, milagro) a Milano?

31 ottobre 2010 di fabio pizzul

Un'immagine della festa dello scorso anno

Il Duomo di Milano questa mattina sembrava la cattedrale di Lima. Pieno zeppo di fedeli, risuonava di canti e preghiere in spagnolo, con il cardinal Tettamanzi che ha predicato in castigliano. L’occasione era l’ormai tradizionale festa del Senor de los Milagros, una sorta di festa patronale della comunità peruviana e latino americana più in generale. Migliaia di immigrati hanno partecipato a una celebrazione eucaristica animata rigorosamente in spagnolo da don Giancarlo Quadri, responsabile della pastorale dei migranti della Diocesi di Milano. Il cardinal Tettamanzi non è stato tenero con i presenti, richiamandoli ai propri doveri di cittadini che hanno diritto di trovare accoglienza, ma sono chiamati a vivere pienamente i propri doveri di cittadinanza. La scelta della pacifica convivenza abbandonando ogni violenza (il riferimento a violenze fuori dalle discoteche e bande etniche è trasparente), il rispetto per le donne a partire dalla famiglia, l’impegno a essere cittadini esemplari… Il Cardinale ha chiesto agli immigrati presenti di sentirsi pienamente cittadini, ma non ha fatto sconti, come sua abitudine, neppure alle istituzioni, chiamate a garantire condizioni decenti di vita ai nuovi arrivati e a non creare ostacoli perché la famiglie immigrate possano vivere pienamente la propria missione educativa e sociale.
Se entrando in cattedrale sembrava di essere in Perù, uscendo da Duomo, nella piovosissima e grigia Milano di oggi, confesso di essermi sentito in una città davvero europea, ovvero capace di integrare e costruire un cammino comune tra vecchi e nuovi cittadini. Un possibile nuovo miracolo del “Senor de los Milagros”? Spero che la mia sensazione non venga spazzata via dal ritorno del sole e, magari, di uno di quegli ormai rari nebbioni milanesi che non ti fanno vedere a un metro dal tuo naso. Metafora come si sta vivendo e governando questa città da qualche anno a questa parte.

Audio:
Una società più accogliente nasce dalla famiglia al Tettamanzi ai migranti sudamericani

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