L’EUROPA CHIEDE PAGAMENTI IN TEMPI CERTI

13 ottobre 2010 di fabio pizzul

Novità dall’Europa in merito ai tempi di pagamento delle fatture. Un argomento delicato e spinoso per moltissime imprese che vedono arrivarsi i pagamenti anche a 90 e 120 giorni e che al danno aggiungono la beffa di dover anticipare il pagamento dell’Iva al momento dell’emissione della fattura stessa.
Il  5 ottobre scorso la Commissione Mercato interno del Parlamento europeo ha approvato una normativa che prevede l’imposizione alle imprese pubbliche e private di un limite di 30 giorni per saldare le fatture in sospeso. Chi non lo rispettasse diventerebbe passibile di una multa, a meno che un accordo tra le due parti in causa non acconsenta a un’estensione del limite. Le nuove regole, per entrare in vigore, dovranno prima essere approvate negli stessi termini sia dal Parlamento che dal Consiglio, un passo che però è ormai soltanto formale.
Qui di seguito illustro brevemente le nuove regole.
Da impresa a impresa: Il ritardo può essere al massimo di 30 giorni a meno che non sia previsto diversamente dal contratto. Si può arrivare fino a 60 giorni in caso di accordo tra le due imprese e ancora oltre se espressamente previsto dal contratto, a condizione che non costituisca un’evidente ingiustizia verso la parte più debole.
Dal settore pubblico verso un’impresa: Il limite per i pagamenti è di 30 giorni. Il Parlamento si è battuto perché ogni ritardo venga giustificato con motivazioni oggettive, che sia concordato e che non possa mai andare oltre i 60 giorni.
Sono possibili eccezioni per gli enti pubblici che offrono servizi in materia di assistenza sanitaria: è possibile un ritardo fino a 60 giorni, vista la natura particolare e delicata del servizio.
In caso di ritardi ulteriori rispetto a quanto previsto, le società andranno incontro a una penale pari all’8% sul tasso di interesse applicato dalla Banca centrale europea e a una spesa di 40 euro come compensazione per i costi di recupero del credito. L’ammontare della penale è frutto di un compromesso tra le richieste del Parlamento (che chiedeva un 9% sul tasso Bce) e quelle degli Stati membri (che avrebbero voluto il 7%).
Il periodo di verifica per assicurarsi che i prodotti e i servizi offerti siano conformi alle condizioni del contratto è di 30 giorni, ma può essere prolungato nel caso di mercati particolarmente complessi se c’è accordo tra le due parti. Il Parlamento ha tuttavia esortato a non utilizzare questo periodo come pretesto per ritardare i pagamento.
Mi auguro che le nuove regole europee divengano presto operative e possano rappresentare una boccata d’ossigeno per tante imprese che si trovano nella scomoda situazione di essere utilizzate come strumento di finanziamento anche da parte dell’amministrazione pubblica.
Inevitabile sottolineare però anche un possibile elemento critico: quanto ci metterà il nostro Paese ad adottare e applicare i nuovi standard europei?

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