ASSALTO ALLE TV LOCALI

4 ottobre 2010 di fabio pizzul

Torna la bufera nell’emittenza locale lombarda e piemontese. Decine di emittenti televisive rischiano di sparire dall’etere per poter assegnare le frequenze della banda III ai servizi di telefonia e alla banda larga. Il rischio è che le TV che già trasmettono in digitale debbano cambiare canale e, in molti casi, smettere di trasmettere.
Il piano delle frequenze per la Tv digitale nell’area tecnica n. 3 (Piemonte orientale e Lombardia) esclude molte emittenti locali private dalla possibilità di ottenere una frequenza. Il rischio è che decine di emittenti locali rimangano escluse dal passaggio al digitale e debbano chiudere i battenti.
Ci saranno solo 27 frequenze per le cento tv locali operanti complessivamente in tale area. Come se non bastasse, le  27 frequenze in questione sono per lo più quelle qualitativamente meno valide sotto il profilo radioelettrico. Le associazioni di categoria dell’emittenza locale hanno più volte sottolineato la criticità della situazione e  moltissime imprese televisive locali sono pronte a rivolgersi al Tar del Lazio per chiedere l’annullamento della sentenza.
Se a questa discutibile assegnazione di frequenze si aggiunge la vicenda della numerazione dei canali (LCN) che penalizza di fatto il comparto assegnando numerazioni più favorevoli alle emittenti nazionali, si comprende come le emittenti locali rischino di sparire con il loro servizio informativo legato al territorio.
Stiamo assistendo a un vero e proprio assalto al pluralismo dell’informazione. L’emittenza locale vive un momento di grave crisi legata alla contrazione del mercato pubblicitario e agli investimenti per il passaggio al digitale. Se a questo si aggiunge un’evidente penalizzazione in termini di assegnazione di frequenze digitali, il rischio di vedere sparire molte voci sul territorio è più che concreto.
Regione Lombardia sta per lanciare un bando per sostenere gli investimenti tecnologici per il passaggio al digitale. Un fatto positivo, anche se la dotazione finanziaria (5 milioni di Euro) è pari a quella piemontese con un mercato che in Lombardia è ben più ampio. Mi auguro però che Regione Lombardia faccia sentire la sua voce anche per difendere le emittenti di fronte al discutibile piano di assegnazione delle frequenze.

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