BELLO L’OMBELICO, MA GUARDIAMO ANCHE IL RESTO

17 settembre 2010 di fabio pizzul

Dovrebbe essere finito lo psicodramma democratico sul modo in cui fare intervenire il partito a sostegno di questo o quel candidato alle primarie.
Da neofita della politica vivo un po’ di disagio nel prendere atto del tempo dedicato alla cura delle sfumature per indicare un sostegno a questo che non è sconfessione di quello, ma è anche stima di quell’altro…
Per carità, ci vuole anche questo: le regole sono importanti, ma penso che ora sia giunto il momento di smettere di guardare l’ombelico del partito per allargare lo sguardo alla città di Milano.
Non è facile, una volta presi dal gorgo delle trattative interne, sollevare la testa. Discutere con uno, rassicurare l’altro, frenare gli ardori di qualcun altro è attività che riempie le giornate e, in qualche modo, gratifica e fa sentire importanti. Io stesso, lo ammetto, sono caduto nella tentazione di essere parte della disputa.
Ora, celebrato quello che ho voluto definire (sperando di non offendere nessuno) psicodramma democratico, spero che si apra la fase dello sguardo ai problemi della città e delle proposte per risolverli.
Compito di chi corre per le primarie milanesi è quello di offrire idee per la città, individuare percorsi credibili e raccontare scenari possibili per il suo futuro.
Ai milanesi, alla fine, poco importa sapere chi trova più simpatico e chi appoggia il PD. A chi vive in città servono proposte concrete sul futuro di una metropoli che ha il fiatone. Su questo spero si giochi la partita interna al centro sinistra e, in seguito, quella più impegnativa e decisiva contro la Moratti.
Il PD svolga il suo ruolo e indichi la sua preferenza, ma non abbia paura a liberare le energie della città. Il partito da solo non vince.
Le polemiche (garbate) e gli equilibrismi degli ultimi giorni lascino ora spazio alla voglia di offrire idee, progetti e programmi per la città.

P.S.
ottima e confortante l’idea di chiudere la festa del PD di Lampugnano il 22 settembre sera con il confronto tra i tre candidati alle primarie.

2 commenti su “BELLO L’OMBELICO, MA GUARDIAMO ANCHE IL RESTO

  1. a.p

    hai ragione, il partito da solo non vincce.
    Come non vincono da soli i politici che perdono grdualmente la capcità di ascoltare.
    La vicenda delle candidature, specchio di un partito lontano (quello che ama guardarsi l’ombelico)delude profondamente.
    La spaccatura in direzione è uno psicodramma tutto interno all’apparato e a un gruppo dirigente con la paura di perdere potere ad ogni “rumore di società civile”. Persino con la paura di raccontare ciò che veramente è successo.
    Si celebra così l’ennesima occasione persa di arricchimento, di inclusione, di scoperta delle mille risorse che esistono, crescono e, prima o poi, produrranno qualcosa di vivo.
    Il partito si guarda l’ombelico, discute di peli superflui, alimenta discussioni e riunioni cui partecipano le solite persone. Perchè non vede ciò che cresce e può riportare vita ?

    Replica
  2. Jacopo

    Mi sfugge un concetto di logica…che senso ha fare le primarie all’interno di un partito, avendo già il partito stesso deciso chi sostenere rendendolo ampiamente pubblico???
    Non sarebbe più significativo anche politicamente non sostenere nessuno fino a priamrie avvenute e incoronare il candidato sulla base del consenso effettivo raccolto?
    Abbiamo provato a immaginare il post primarie?
    1) se vince il candidato Già sostenuto da PD si dirà che le primarie non servono, i candidati sono scelti come sempre, dal partito.
    2)Se vince un altro, un “outsider”, quale imbarazzo si può generare e con che faccia il PD affronterà la campagna elettorale quando voleva un altro?

    O si fanno vere primarie con candidati alla pari o si evitano, insieme alle possibili brutte figure!

    Replica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *