LA MORTE DI RICCARDO SARFATTI

10 settembre 2010 di fabio pizzul

La morte, diceva il teologo recentemente scomparso Telliard de Chardin, è il momento autentico della vita di un uomo.
Non è facile accettare queste parole e neppure la scomparsa di chi era al nostro fianco e condivideva un pezzo del nostro cammino. Eppure solo la morte svela, fino in fondo, il significato della presenza di uomini che fino a ieri offrivano il loro contributo alla vita di tutti. Parole che valgono, in modo del tutto particolare, per chi ha deciso di dare qualcosa per gli altri.
Due vicende si intrecciano in queste ore e riguardano da vicino anche chi fa politica.
Venerdì mattina a Pollica, nel Cilento in provincia di Salerno, si sono svolti i funerali di Angelo Vassallo, sindaco dello splendido comune sospeso tra mare e monti. Sempre venerdì, alle 3 del mattino, è morto in un incidente stradale a Tremezzo (CO) Riccardo Sarfatti, consigliere regionale nella scorsa legislatura e sfidante di Roberto Formigoni nella corsa per la presidenza della Lombardia nel 2005.
Due persone molto distanti tra loro, dal punto di vista anagrafico, personale e geografico, due politici che interrompono improvvisamente e traumaticamente il proprio cammino.
La morte, dicevamo, svela l’autenticità di un uomo.
Angelo Vassallo è morto ammazzato in un paese che non sembrava essere stato avviluppato dai tentacoli della criminalità organizzata proprio grazie alla sua rettitudine e al suo impegno. E’ morto, a quanto si è appreso, guardando in faccia i suoi sicari, senza reazioni violente o tentativi di fuga, nello stesso identico modo in cui ha interpretato il suo impegno politico. Angelo è morto da solo, anche se in paese era amato e stimato da tutti.
Anche Sarfatti è morto da solo, mentre stava guidando la sua autovettura di ritorno da uno dei tanti incontri che hanno caratterizzato le sue ultime settimane. Riccardo era un imprenditore di successo nel campo del light design, eppure cinque anni fa si era preso la briga di mettersi a disposizione per la corsa impossibile verso la presidenza della Lombardia e dopo la sconfitta non è fuggito, è rimasto lì, a fare il suo lavoro di opposizione. Anche una volta concluso il suo mandato, Sarfatti non è sparito, ma si è rimesso in gioco per la città di Milano dando vita a un percorso che ha portato a costruire lo stimolante quadro delle primarie per la scelta del candidato sindaco. Lo stesso Sarfatti ha sperimentato la solitudine per il suo modo irrituale di interpretare la politica, ma non si è mai fermato continuando con coerenza il suo percorso. E così è morto.
L’autenticità della morte non toglie nulla alle contraddizioni di chi scompare, ma lascia molte provocazioni e compiti a chi rimane.
Il dolore non può avere la meglio. Deve prevalere la gratitudine per chi ci ha lasciato e la tenacia nel continuarne l’impegno.
Angelo Vassallo deve richiamare tutti noi a un radicale e rigoroso impegno per la legalità e la giustizia. La lotta contro ogni tipo di mafia e la vigilanza contro tutte le infiltrazioni ne sono un aspetto fondamentale. Anche in Lombardia la questione è aperta e ci saranno importanti scadenze nei prossimi giorni.
Riccardo Sarfatti ci consegna l’impegno per la città, la necessità di costruire ponti tra la politica e la società, la voglia di mettersi in gioco anche se le circostanze consiglierebbero il contrario. I prossimi mesi saranno densi di appuntamenti che ci metteranno alla prova.
Riprendiamo allora a pieno ritmo il nostro cammino: ci sentiamo un po’ più soli, ma sappiamo anche di avere una responsabilità in più che ci lega, indissolubilmente, alle storie di Angelo e Riccardo.
Alle loro famiglie va l’abbraccio e l’affetto dell’intero gruppo regionale del PD.

3 commenti su “LA MORTE DI RICCARDO SARFATTI

  1. maria grazia

    Grazie per questa ampia riflessione.
    Ci aiuta nel continuare a cercare un senso, un significato che altrimenti, di fronte alla tragedia, scompare per lasciare solo incredulità e amarezza.

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  2. Paola

    Fabio come sempre ci dà una mano a non sprecare neanche un grammo di energia, neanche un secondo di tempo: tempo ed energie sono le risorse che persone come Vassallo e Scarfatti (come Angelo e Riccardo) sapevano non tenere per sé, sapevano spendere per tutti (per tutti: nemmeno solo per il “noi” – protesi dell’io – che è la propria cerchia di omologhi).
    Non sprechiamole. Angelo e Riccardo ce le hanno consegnate, e si fidano di noi.

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