I SOLDI NON BASTANO

16 agosto 2010 di fabio pizzul

Non intendo parlare della difficoltà a quadrare il bilancio familiare che interessa molti anche in Lombardia.
La questione è più ampia e riguarda i ritmi di vita delle nostre città.
La Giunta regionale ha recepito, nella sua riunione del 5 agosto scorso, un’intesa siglata tra Govero e Regioni in merito alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Obiettivo fondamentale dell’intesa è quello di facilitare la possibilità di libera scelta nella conciliazione tra lavoro e famiglia, con particolare attenzione per le donne.
Sembrerebbe un argomento innovativo, ma non è proprio così.
Già nel 1991 il Comune di Milano cominciava a costruire il “Piano degli orari della città”, documento strategico e programmatico approvato nel 1994 e diventato modello per molte altre città italiane.
Nel 2004 una legge regionale lombarda, la n. 28, ha chiamato i comuni a predisporre un Piano Territoriale degli Orari.
Queste innovative azioni sono però rimaste solo sulla carta, senza determinare effettivi cambiamenti nell’organizzazione spazio temporale delle città.
La legge stabilisce che il Piano Territoriale degli Orari vada progettato mediante il coinvolgimento di imprese, enti locali, individui e famiglie e tutti gli altri soggetti portatori di interessi specifici.
Ottime le intenzioni, un po’ scarsi i risultati, soprattutto se si pensa che la conciliazione tra tempi della famiglia e tempi del lavoro, in Regione Lombardia, è stata quasi esclusivamente affidata ai voucher, ovvero a dei buoni che le donne possono spendere per acquistare servizi che possano aiutarle a conciliare famiglia e lavoro. Quello che doveve e poteva essere uno strumento per tentare una rivoluzione nell’organizzazione della vita delle nostre città si è trasformato in un bonus in denaro da spendere nel mercato dei servizi domestici e di cura (dagli asili nido alle Tagesmutter). Con buona pace di chi sperava in una vera e propria pianificazione temporale urbana che venisse incontro non solo alle esigenze di chi lavora, ma anche di chi vive in città.
Ora la Giunta, recependo l’intesa tra Governo ed Enti locali, rilancia l’impegno alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Di sicuro verrà confermata la strada dei voucher, ma credo che valga la pena di andare oltre e di non abbandonare le intuizioni che Milano e la Lombardia avevano già avuto qualche anno fa.
La conciliazione non può essere solo una questione di soldi.  Il Piano Territoriale degli Orari va applicato e trasformato in uno strumento per cambiare un modo di vivere che è unicamente centrato sul lavoro.
Vi sembreranno discorsi teorici, ma sono quanto mai necessari per riappropriarci di una dimensione di vita più umana all’interno delle nostre città.
Altrimenti i soldi non basteranno mai.

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