UNA SANITA’ PIU’ ATTENTA ALLE PERSONE

29 giugno 2010 di fabio pizzul

Rilancio oggi con piacere un’interessante riflessione dei medici cattolici di Milano sul sistema sanitario.
Vi ho trovato spunti interessanti e condivisibili per una riconsiderazione della sanità lombarda: dietro il paravento dell’eccellenza troppo spesso si celano interessi economici e di parte che non fanno il bene della collettività, anzi, spesso la danneggiano.

L’allarme circa il funzionamento del sistema sanitario anche della Regione Lombardia non può certo limitarsi ai casi più clamorosi che periodicamente approdano alla cronaca giudiziaria. Tali vicende, pur essendo eccezionali, riflettono tuttavia difetti strutturali non meno preoccupanti.

L’attuale organizzazione del sistema sanitario della Regione Lombardia è stata originariamente motivata dall’intenzione di rimediare ad alcuni gravi difetti tipici della gestione pubblica delle istituzioni sanitarie, sostanzialmente riducibili all’inefficienza di tali istituzioni, ossia all’esorbitante spreco di risorse non solo materiali, ma anche di personale che le caratterizza. Le lunghe liste di attesa imposte a coloro che chiedono prestazioni di natura sanitaria ne sono l’espressione più clamorosa.  Causa non secondaria dell’inefficienza del sistema sanitario pubblico è la sua gestione “politica”, nel senso deteriore del termine, per cui la selezione del personale – specialmente quello con compiti di responsabilità – è attuata secondo criteri riconducibili non tanto alla competenza professionale, quanto alla appartenenza politica, ossia alla fedeltà a partiti, a loro fazioni, correnti o analoghi gruppi di interesse.

Per rimediare a tali difetti sono stati attivati due principali rimedi. Il primo riguarda il modo di finanziamento delle istituzioni sanitarie pubbliche da parte dell’amministrazione regionale: al pagamento “a pie’ di lista”  dei costi sostenuti dall’istituzione è stato sostituito quello indicato con la sigla DRG, una specie di tariffario che predetermina per ogni tipo di prestazione il rimborso offerto dall’amministrazione regionale (le tariffe, per altro, variano notevolmente a livello nazionale da regione a regione, senza plausibile motivazione). Il secondo rimedio consiste nell’estensione di tale modalità di finanziamento anche alle istituzioni private, previo accreditamento da parte dell’amministrazione stessa: ai cittadini è quindi affidata la facoltà di scegliere liberamente, ossia senza aggravio di spesa a proprio carico, tra il servizio “pubblico” e quello “privato”. Mentre il primo rimedio intendeva essere uno stimolo interno all’efficienza delle istituzioni pubbliche, al fine di incrementarne la produttività, il secondo si proponeva di far leva su uno stimolo esterno, istituendo un regime di concorrenza tra le istituzioni sanitarie pubbliche e private.

Quali i risultati di simile ristrutturazione? Non sono certo trascurabili gli effetti positivi, conformemente all’intenzione originaria. Ma neppure possono essere ignorati rilevanti lacune ed effetti collaterali negativi. In primo luogo, per quanto concerne la gestione “politica” del settore pubblico, non sembra che si siano prodotti significativi miglioramenti rispetto alla situazione precedente al fine ridare il primato alla competenza per quanto concerne la selezione del personale medico. I cambiamenti riflettono eventualmente l’avvicendamento dell’influenza di partiti, fazioni e gruppi di interesse. In secondo luogo, per quanto riguarda il regime di concorrenza tra pubblico e privato, esso si è effettivamente istaurato, ma producendo anche inquietanti distorsioni laddove il settore privato è gestito principalmente secondo la logica mercantile del profitto. Più precisamente: la logica mercantile ha ben presto manifestato la sua incompatibilità con l’etica professionale medica.

Che le prestazioni mediche esigano tuttora uno specifico ethos, meritevole di essere anche istituzionalizzato e giuridicamente sanzionato all’insegna dell’idea di “professione” e dei rispettivi codici deontologici, dovrebbe essere evidente. È certamente vero che nella nostra società il livello medio di competenza dei pazienti in materia sanitaria è aumentato rispetto al passato. È anche vero però vero che solitamente permane una radicale asimmetria informativa tra il paziente e il medico: anzi, il continuo progresso scientifico e tecnico, e la corrispondente specializzazione, aggravano proporzionalmente tale asimmetria. Il singolo paziente non è normalmente in grado di giudicare da sé se una particolare diagnosi è adeguata e se la specifica terapia che gli viene proposta è per lui la migliore possibile. A tale riguardo egli è costretto ad affidarsi alla discrezione del medico. Proprio per questo il medico, per quanto possibile, deve essere nella condizione di evitare conflitti di interesse che metterebbero a rischio la sua autonomia di giudizio e di decisione, finalizzata al migliore interesse del paziente. Tale autonomia è uno dei principali canoni di qualsiasi etica professionale, e tipicamente dell’etica della professione medica: se essa fosse compromessa il sospetto, la sfiducia e il discredito nei confronti delle istituzioni sanitarie diventerebbero generali, e sarebbe gravemente impedita una pratica necessaria per il benessere individuale e per lo stesso bene comune.

E’ evidente che un medico dipendente da istituzioni sanitarie “private”, gestite secondo criteri di mercato, tipicamente la massimizzazione del profitto, è tendenzialmente esposto a  pressioni prodotte dal conflitto d’interessi. Se, per esempio, la sua retribuzione è fatta dipendere dalla quantità di prestazioni più vantaggiose per il datore di lavoro, la sua autonomia di giudizio verrebbe seriamente compromessa; sarebbe indotto a sostituire, quale criterio di scelta, il migliore interesse del proprietario o del gestore dell’istituzione a quello del paziente.

Probabilmente analoghi inconvenienti si producono anche nel settore pubblico. Ciò evidentemente non costituisce una scusante per ignorare il problema e la ricerca di soluzioni efficaci e compatibili con l’etica professionale del medico. Autorevole stimolo a tale ricerca proviene anche dal magistero ecclesiale, in particolare dalla recente enciclica Caritas in Veritate di papa Benedetto XVI. I due principi etici complementari – di sussidiarietà e di solidarietà – riproposti dall’enciclica esigono, a livello di politica sanitaria, di affrontare i vari problemi con il solo obiettivo di realizzare il bene comune, lontano dalla visione produttivistica e utilitaristica della malattia. Criteri aziendalistici sono accettabili solo se finalizzati a ottimizzare l’assistenza del malato e la tutela della sua salute e a non escludere dalle cure situazioni non remunerative sul piano economico, quali ad esempio la vecchiaia, la grave disabilità, e le malattie terminali.

6 commenti su “UNA SANITA’ PIU’ ATTENTA ALLE PERSONE

  1. chiara

    condivido in pieno la riflessione e i capoversi in grassetto riassumono anche il mio pensiero soprattutto “…con il solo obiettivo di realizzare il bene comune, lontano dalla visione ecc.”

    Mi chiedo quanto Formigoni sia lontano dalla visione produttivistica e utilitaristica della malattia nel momento in cui, quando ieri sono andata dal medico di base per curare una congiuntivite che mi tormentava da tre giorni, mi sento dire….e io cosa posso fare? vada al pronto soccorso oftalmico! (preciso che ho passato il fine settimana tormentandomi su cosa fosse meglio fare per non intasare i P.Soccorsi il sabato e domenica).

    Mi metto in coda con CODICE BIANCO con precedenza nulla rispetto agli altri, perchè prestazione da medico della mutua.

    Diagnosi prevedibile con prescrizione antibiotica e con la raccomandazione dell’oculista: signora, passi a pagare il Tiket alla macchinetta, mi porti la ricevuta e le rendo la cartella.

    Bene. Pago 25,00 € di tiket e torno a casa.

    Rabbia e indignazione! Perché, ma perchè?
    perchè inviare i pazienti al p.s. ( e lì, ieri, su 100 persone, almeno 80 avevano il codice bianco) quando un medico generico può e deve curare le patologie senza che il cittadino venga ulteriormente gravato di altri oneri? Quale il disegno e le logiche di deleghe speculative sulla pelle degli altri?
    E quanti i medici di base fanno così? Ha un senso tutto questo?

    La sanità lombarda primeggia sulle altre regioni per correttezza e rientro di spese. E CI CREDO! basta moltiplicare ogni giorno 25,00 € per 80 (solo la mattina e solo all’oftalmico) ed il gioco dell’apparenza e dell’efficenza é fatto!!!

    Questo é ciò che ieri mi é capitato, ma forse….mi sono sbagliata ed é tutta una brutta favola!

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  2. Enrico G

    Bella lettera. Che qualcosa si stia finalmente muovendo in direzione contraria al mercatismo che ha imperversato negli ultimi anni?

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  3. aldo

    La storia di chiara l’ho vissuta un paio di anni fa e siccome ero in contatto con il consigliere Monguzzi, egli chiese all’assessore Bresciani il perchè c’era un solo pronto soccorso oftalmologico in tutta la città (al Fatebenefratelli). Li avevo trovato persone:anziani, bambini in fila da ore. circa 80 persone con un medico solo di guardia che sembra dovesse controllare anche il reparto. La domanda fu passata da Bresciani al Direttore dell’ospedale che dopo varie scuse (impossibilità di potere assumere assicurò che avrebbero fatto in modo che la situazione migliorasse). Insomma prima dell’avvento del “sistema sanitario migliore del mondo” cìerano al 3 pronti soccorsi oftamici a Milano. Ora non si sa.
    Sta di fatto che tutta la rete degli ambulatori pubblici è stata smantellata e affidata agli ospedali. La rete privata è cresciuta senza una programmazione. In altri termini non c’è più un rapporto tra domanda sanitaria e offerta. Chi determina quali servizi servono e quali no? E’ il mercato bellezza, verrebbe da dire anche a corollario della stimatissima riflessione dei medici cattolici che finalmente sembrano svegliarsi dal lungo torpore e accorgersi che qualcosa non va nel lucido modello di formigoni. Forse i letarghi stanno finendo forse anche per i consiglieri democratici.

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  4. Marco

    Interessante che qualcuno esprima un pensiero sulla sanità lombarda.
    A volte mi chiedo invece il perchè dell’afasia del mondo politico. Si sente solo chi, quando non vende fumo su altri argomenti di fatto meno strategici, si ferma a celebrare il “modello lombardo”. Quando invece in Lombardia quello che funziona va avanti più per le eccellenze professionali che politiche o di sistema.
    Se i politici fanno fatica a trovare parole appropriate per riformare il sistema sanitario, vero agglomerato di potentati e interessi, possono provare a prendere spunto dalle motivazioni che ultimamente alcuni stanno riscoprendo per la sacrosanta battaglia per mantenere pubblica la gestione dell’acqua (non che la sanità privata in assoluto non vada, ma almeno che si riconosca che la governance deve rimanere pubblica, competenete e trasparente, perchè la sussidiarietà ha senso se va insieme alla solidarietà e alla tutela del bene comune):
    1. chi sceglie alla fine come allocare le risorse? Il pubblico, il “Pirellone” o i sempre più potenti erogatori dei servizi?
    2. come e a quali scopi vengono reinvestiti i guadagni che vengono dall’erogazione del servizio e che potrebbero migliorare la qualità dell’assistenza?
    3. chi investe sulla prevenzione e sull’appropriatezza della domanda, a rischio di un risparmio di risorse future?
    4. chi investe nelle aree e nei settori meno remunerativi?
    5. non è che poi alla fine ci rimettono i cittadini, magari i più svantaggiati?
    Alla fine anche la salute è un diritto personale inalienabile.
    Ciao.

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  5. cristina

    Quello della sanità lombarda è un mare in cui navigano un bel po’ di navi, grandi e piccole. Credo che sui soldi ( finanziamenti, accreditamenti,…) sia difficile farsi un’opinione.
    Però gli esempi contano, ed è utilissimo anche un blog che dia voce a esperienze,difficoltà e opinioni.
    Le strutture pubbliche ancora campano nonostante gli sprechi(scandali permettendo)?
    Le strutture pubbliche e private fanno aspettare un sacco per dire poco?
    Le strutture private devono far quadrare i bilanci?
    Mi chiedo perchè almeno in Lombardia non sia possibile distribuire gli accreditamenti a seconda delle specializzazioni delle varie Aziende Ospedaliere e a seconda delle richieste della gente.
    Ad esempio perchè esistono miliardi di case di cura/ lungodegenze per anziani e quasi zero ricoveri per bambini con famiglie in difficoltà?
    Perchè un ECG o una Rx si può fare anche in centri estetici e per trovare una RMN bisogna aspettare mesi?
    Perchè per le cure domiciliari si aspetta mesi e per un massaggio si fa in fretta? In fondo se si paga 30 euro per un massaggio, forse si potrebbero dare cure domiciliari a 30 euro/trattamento.Solo che i massaggiatori li conoscono tutti e chi fa cure domiciliari no! (chiedo perdono ai massaggiatori, non ce l’ho con loro…)
    La confusione è alta.
    Credo potrebbe servire tipo una banca dati dove dico: il medico mi dice di togliere un neo. Io apro un sito pubblico e vedo tutti quelli che sono in grado di togliermelo,privati o no, magari se sono ISO,se seguono linee e guida/protocolli internazionali, se sono specializzati in quello e no, etc.
    Magari con commenti scritti da chi si è trovato bene e chi no, e perchè…
    Un po’ di sana trasparenza!!! E un po’ di distribuzione delle risorse in base a chi sa fare un certo lavoro.
    Ciao

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