LE SORPRESE DEL FEDERALISMO

28 giugno 2010 di fabio pizzul

Il PD lombardo ha discusso questa mattina delle conseguenze che la manovra finanziaria potrebbe avere sul federalismo fiscale. Riuniti intorno al  tavolo tre rappresentanti di diversa provenienza: Romano Colozzi (assessore al Bilancio Regione Lombardia – un fedelissimo di Formigoni), Attilio Fontana (sindaco leghista di Varese e presidente dell’ANCI Lombardia), Vasco Errani (presidente della regione Emilia Romagna e presidente della conferenza delle regioni).
Un dato ha messo tutti d’accordo: la Manovra è impossibile da digerire per gli enti locali e lo Stato fa da padre e padrone. In tutte le finanziarie degli ultimi anni ci sono stati tagli, limiti e relative sanzioni per tutti fuorchè che per l’amministrazione centrale. Non si possono più sopportare finanziarie fatte senza tener conto dei vari livelli dell’amministrazione statale.
Per la cronaca puntuale dell’evento vi rimando ai quotidiani o al sito del PD lombardo (www.pdlombardia.it), mi limito ad offrirvi qualche piccola, ma significativa citazione degli interventi.
Colozzi: il range dei costi di funzionamento degli enti pubblici italiani, fatta 100 la media, va da un minimo di 48 a un massimo di 400 (Molise); lo Stato si attesta a quota 180. Che diritto ha di fare la predica ad enti più virtuosi?
Fontana: se come comune volessi un bene demaniale, me lo comprerei, non lo vorrei certo trasferito secondo i criteri del federalismo demaniale. Avrei troppi vincoli alla valorizzazione e dovrei poi utilizzare i proventi per la riduzione dell’indebitamento (25% Stato e 75% locale). Mi pare che questa riforma sia stata studiata superficialmente.
Errani: il governo ha fatto una scelta recessiva, che pone al Paese un problema serio in termini di politica industriale. Gli unici enti che investivano in sostegno alla ricerca e all’innovazione erano le regioni e ora non potranno più farlo. Parlando di sprechi generalizzati e proponendo tagli lineari si delegittimano le istituzioni ed è un fatto grave.
Da questi pochi cenni si può tirare una conclusione: il cammino verso il federalismo è messo in discussione dalla manovra, ma presenta vistosi elementi di pressapochismo e inderminatezza.
In sintesi: tanta propaganda e pochissima concretezza.
Quando si tratta di intervenire ai convegni anche illustri esponenti di Lega e Pdl sono critici, chissà come mai quando si tratta di votare tutti sono compatti e senza fiatare.

Un commento su “LE SORPRESE DEL FEDERALISMO

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