LA SCUOLA E IL GAMEBOY

19 giugno 2010 di fabio pizzul

Tempo di esami per gli studenti italiani. Tempo di tagli per la scuola italiana.
E’ quanto si evince dai dati comunicati negli ultimi giorni dal Ministero attraverso gli Uffici Scolastici Regionali.
Critica la situazione della Scuola dell’Infanzia, nella quale (anche se mancano dati consolidati) saranno molti i bambini in lista di attesa, ovvero senza la possibilità di frequentare la scuola.
Difficile la congiuntura per la Scuola Primaria, per la quale formalmente il tempo scuola sarà garantito con le 40 ore concesse a quasi tutti coloro che le avranno richieste. A fronte di questo dato, numericamente inoppugnabile, va a farsi benedire il modello del “tempo pieno” con la scomparsa delle compresenze e del doppio organico sulla singola classe. Le 40 ore saranno coperte con il maestro prevalente e lo spezzatino delle ore di altri insegnanti. C’è da essere soddisfatti, come annuncia l’Ufficio Scolastico della Lombardia? Non credo.
Si è parlato di tutto questo ieri a Milano in occasione di una molto partecipata Conferenza Programmatica per la Scuola del PD lombardo.
Tra i molti intervenuti anche l’ex ministro Luigi Berlinguer che ha tracciato l’idea di una scuola capace di non fermarsi alla conservazione e di andare oltre al voto in condotta, al grembiulino e alle lezioni frontali di 60 minuti. Il modello che ha in mente l’attuale ministro Gelmini, secondo Berlinguer, non ci apre la porta a un futuro capace di creare qualità formativa.
E proprio sulla qualità, mi pare, dovremmo puntare attenzione e risorse, a livello umano (con la necessaria riforma della professione docente) e strutturale (con scuole belle da vivere e da frequentare non solo al mattino). Un investimento finanziario (necessario anche in tempi di vacche magre) e sociale (perché la scuola torni a essere punto di riferimento per le comunità locali).
E’ necessario anche giocare fino in fondo la carta dell’autonomia, dando strumenti per applicarla ai dirigenti scolastici, ma prevedendo anche una verifica del loro lavoro con sanzioni e incentivi. Il PD ha depositato il Consiglio Regionale un Progetto di Legge che prevede ulteriori sviluppi per l’autonomia scolastica, con particolare attenzione per le aggregazioni tra istituti e le reti territoriali. Speriamo non finisca su un binario morto.
Mi pare quanto mai urgente ri-creare una cultura della scuola pubblica (fatta di statali e privati), affinché non si scarichino i pesi solo su chi non può fare a meno di subirli e perché si riconosca e sostenga l’eccellenza che tante scuole statali propongono (quasi sempre solo grazie alla buona volontà degli insegnanti).
Permettetemi poi di auspicare che tra studenti, genitori e insegnanti si possa avere meno conflittualità e più cooperazione, anche per superare l’oggettiva difficoltà di aprire la scuola alla società e alle diverse realtà locali del territorio. Se gli insegnanti hanno bisogno di trovare nuove motivazioni, i genitori non devono limitarsi a vestire i panni degli avvocati dei figli. La scuola è di tutti e non solo degli insegnanti: i tagli sono un problema sociale, non una questione sincadale. Ma oggi si fa fatica, salvo rari casi, a coinvolgere anche i genitori nel manifestare disagio per quanto sta accadendo a livello finanziario.
Un ultimo spunto di riflessione a partire dall’attualità.
Abbiamo letto su tutti giornali come la prova Invalsi somministrata agli studenti impegnati nell’esame di Terza Media sia stata universalmente considerata come molto difficile. Non vorrei che questo fosse il criterio utilizzato dal ministero per aumentare la qualità della scuola: alzare il livello di pretesa nelle verifiche e pretendere che il voto dell’esame sia calcolato rigidamente compilanco una tabella excel con gli esiti delle prove. La professionalità docente ed educativa degli insegnanti non ne trarrebbe giovamento. Se poi si scopre che chi ha molto giocato al Gameboy ha potuto rispondere velocemente a una delle domande Invalsi (casualmente coincidente con una domanda dei giochini della consolle), l’equazione potrebbe essere la seguente: meno insegnanti e più Gameboy = scuola di qualità per tutti.

Scusate la lunghezza, ma su queste cose c’è poco da scherzare!

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