NASKO IN LOMBARDIA

1 giugno 2010 di fabio pizzul

La Regione Lombardia ha varato un progetto a favore delle donne che intenderebbero abortire per motivi di carattere economico. Con NASKO la Giunta mette a disposizione delle donne in difficoltà 4500 € da erogare in tranche da 250 € mensili per un massimo di 18 mesi, prima e dopo il parto. La donna, che riceverà direttamente questi soldi, avrà l’obbligo di seguire un progetto di aiuto concordato con il consultorio pubblico e privato o con i Centri Aiuto alla Vita. Il contributo potrà essere utilizzato per l’acquisto di beni e servizi per la madre e il bambino. Sull’intenzione del provvedimento, niente da dire: ogni aiuto a chi si trova in difficoltà e per questo pensa addirittura all’aborto è non solo ben accetto, ma assolutamente meritorio e necessario. La modalità con cui è costruito il provvedimento suscita però, se non qualche perplessità, almeno qualche domanda. Lo schema è quello dei voucher ovvero degli aiuti erogati direttamente ai destinatari, un modello già praticato abitualmente dalla regione che può così massimizzare anche gli effetti “propagandistici” della vicenda. Chi potrebbe trovarsi in difficoltà sono però i CAV, chiamati a seguire le pratiche iscrivendosi a un apposito albo e garantendo un servizio con caratteristiche ben precise. Lo scopo è assolutamente nobile e in linea con le finalità dei centri aiuto alla vita, ma il rischio è che queste strutture finiscano per trovarsi sotto pressione nel garantire un servizio che richiede tempo e preparazione che non sempre i volontari sono in grado di assicurare. E tutto questo ha dei costi che molti CAV potrebbero far fatica a sostenere. Voglio essere provocatorio fino alla fine: la regione eroga il contributo, ma l’onere e il lavoro per assegnarlo e farlo andare a buon fine ricade in gran parte sulle fragili spalle di chi spesso (come i CAV) fa fatica a organizzarsi e far quadrare i propri conti. E’ vero che bisogna limitare al massimo i costi di struttura, ma al di sotto di un certo limite il rischio è che spariscano anche le realtà non profit che spesso hanno fatto supplenza rispetto all’ente pubblico. Mi rendo conto che i CAV per la regione sono garanzia di un presidio “valoriale”, ma ecco una domanda possibile: perché, senza nulla togliere ai CAV, non scommettere davvero sui consultori (pubblici e privati) per attuare pienamente la 194? O se non altro, perché non riconoscere un piccolo sostegno ai CAV per il servizio che viene loro richiesto?

Un commento su “NASKO IN LOMBARDIA

  1. chiara

    E’ di settimana scorsa la raccolta di firme per non chiudere il consultorio di via Cechov, in zona 8. Com’é possibile andare avanti così e fino a quando? E chi potrà accedere alle domande per avere il bonus….e quali i criteri? Sono d’accordo sulla bontà dell’iniziativa ma ancora una volta il tutto ricade sul volontariato che mi sembra, faccia già il possibile. Anche i miracoli, per sopperire alla grave mancanza di “sociale pubblico volutamenter affossato”, mi sembra un pò troppo.Sei sempre molto attento e puntuale, grazie per tenerci informati.
    Grazie per leggermi.

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