TEMPO DI TAGLI, ANCHE PER LA POLITICA!

27 maggio 2010 di fabio pizzul

Dopo l’ottimismo arriva la scure della manovra.
Per carità, l’Italia non può tirarsi indietro, ma come giustifica il Governo il fatto che fino a qualche settimana fa certificava l’uscita dalla crisi e il sorriso per i conti italiani?
E’ vero che il tritacarne dei media cancella in men che non si dica qualsiasi dichiarazione, ma ci si può fidare di chi nell’arco di pochissimo tempo passa da un enfatico e gaio ottimismo alla cupa necessità di far quadrare i conti con una manovra da lacrime e sangue?
Il rischio, anzi, la certezza è che i cittadini si sentano presi in giro e che tutto si risolva in un’ulteriore calo di fiducia non nel premier (questo potrebbe essere anche un guadagno!), ma nelle istituzioni più in generale.
Ecco perché, e scusate se insisto, il segnale di un taglio delle indennità dei politici mi sembra quanto mai urgente.
E parlo, badate bene, dei livelli alti, ovvero quelli dei consiglieri regionali e dei parlamentari, italiani ed europei.
In tempi non sospetti (o molto sospetti) come quelli della campagna elettorale mi ero fatto promotore insieme ad altri colleghi candidati che non sono stati eletti di una proposta di una possibile riduzione dello stipendio dei consiglieri. Ora il precipitare degli eventi rende la faccenda non solo concreta, ma necessaria.
A questo punto non mi interessa tanto discettare sul quanto, mi preme piuttosto che il segnale arrivi e ben chiaro: anche i politici tireranno la cinghia. Si fa per dire, naturalmente!
Se si giungesse, come viene proposto, a una riduzione del 10% dell’indennità dei parlamentari, questo avrebbe un riflesso immediato anche sui consiglieri regionali la cui indennità è parametrata al 65% di quella dei parlamentari.
Poca cosa, sicuramente, ma almeno un segnale. E poi si potrebbe intervenire sulle altre voci della retribuzione e dei rimborsi di cui magari parleremo in altra occasione.
Rimane un’ultima considerazione: per risparmiare davvero si potrebbe accelerare l’iter delle proposte di riduzione del numero dei parlamentari. Tutti si dicono d’accordo, ma non si capisce perché nessuno procede.

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