TRA FESTE E BANDIERE

19 maggio 2010 di fabio pizzul

Sull’entusiasmo dell’innegabile successo elettorale del suo partito, il capo gruppo della Lega in Regione Stefano Galli ha proposto nel suo primo intervento in aula l’istituzione della Festa della Lombardia da collocare in data 7 aprile per ricordare quel 7 aprile 1167 in cui nacque a Pontida la Lega Lombarda contro l’imperatore Federico Barbarossa.
Non è mancata una proposta innovativa anche sul fronte dei simboli: Galli ha sottolineato come la Lombardia debba recuperare il vessillo che fu della Lega del XII secolo, ovvero la croce rossa in campo bianco sostituendolo all’attuale bandiera con la Rosa Camuna stilizzata da Bob Noorda.
Il Consiglio ha accolto, mi pare, con grande indifferenza e qualche sorrisino queste proposte. Vedremo quanto fiato avranno e verificheremo se i Lumbard abbandoneranno davvero il fazzolettino verde per il bianco crociato (che cosa direbbero il Comune di Milano e l’Inter con la sua maglia del Centenario?).
Veniamo a cose politicamente più rilevanti.
Nel suo intervento sul programma della Giunta, Galli ha sottolineato con forza alcune criticità. Le elenco sinteticamente:
– la lotta alla delocalizzazione (prima fra tutte quella del call center della Lombardia a Paternò);
– la penalizzazione dei lombardi nell’assegnazione degli alloggi popolari;
– la necessità di tutelare l’agricoltura con marchi territoriali;
– la vicenda dei beni del Policlinico e di Infrastrutture Lombarde;
– la scarsa trasparenza del sistema delle partecipate regionali.
Vicende vere, problemi aperti, ma la sensazione rimane quella di una Lega arroccata sulla difensiva e incapace di aprire reali spazi di sviluppo per una regione che ha sempre dimostrato di saper guardare avanti. Se manca questo, il futuro diventa un problema.
E’ quanto hanno chiesto nei loro interventi il capogruppo del PD Luca Gaffuri e il consigliere Maurizio Martina.
Gaffuri ha sottolineato come la Lombardia abbia bisogno di prontezza e trasparenza nelle sue azioni di sostegno all’economia e ha puntato il dito contro un centralismo regionale che ha mostrato tutti i suoi limiti, a partire dal letargo di due anni di Formigoni sul tanto sbandierato federalismo. Dopo aver incalzato il governo Prodi, la Lombardia si è ben guardata dal disturbare il manovratore amico a Palazzo Chigi sul delicato tema del federalismo. Ora Formigoni pare essersi risvegliato. Vedremo se e quanto durerà questo suo sussulto (forse determinato dal timore di sfigurare di fronte a Cota e Zaia).
Martina ha invocato un piano d’azione per le politiche industriali per indirizzare gli interventi della regione su progetti di qualità. Annunciare lo stanziamento di risorse non basta, è necessario semplificare le procedure e rilanciare il ruolo di enti locali letteralmente massacrati dai tagli del governo.
Altro che festa e nuova bandiera della Lombardia, qui c’è da rimboccarsi le maniche e cominciare a dare risposte credibili alle famiglie e alle imprese che con lo sguardo fisso sulla memoria di Pontida e la bandiera del Carroccio, francamente, avrebbero qualche difficoltà a immaginare il proprio futuro.

Un commento su “TRA FESTE E BANDIERE

  1. Jacopo

    La Germania fa le sue scelte, la nostra economia ne subisce le conseguenze e noi ci concentriamo sul Federalismo Interno e sugli interessi di quartiere.
    Ecco il nostro strabismo: che lo si voglia o no più che dagli interessi di quartiere il nostro futuro sarà tutelato dalla capacità di partecipare e costruire le decisioni a livello europeo: è in quella sede che è urgente promuovere un vero ed equilibrato federalismo politico tra gli stati partecipanti! Quanto tempo ci vorrà per capire che le crisi di questi giorni sono anche figlie di una mancata politica europea condivisa e comune a livello fiscale e di spesa statale?

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