FEDERALISMO AVANTI (TROPPO) ADAGIO

12 maggio 2010 di fabio pizzul

La CEI parla di federalismo ed esplodono i commenti e le polemiche.
Più che un pronunciamento vero e proprio sul federalismo, quello della CEI è il documento preparatorio alle Settimane Sociali che si celebreranno in ottobre a Reggio Calabria, ma per i giornali è il cardinal Bagnasco a parlare e solo di federalismo.
Se molti commentatori parlano di bocciatura del federalismo leghista, “La Padania” si preoccupa di chiosare sostenendo che gli altri media hanno detto un mare di bugie e che i vescovi mettono solo in guardia contro il centralismo. “Libero”, dal canto suo, si affretta a precisare che con il federalismo fiscale risparmierelo 80 miliardi.
Al di là del solito diluvio di parole, l’unica cosa che appare certa è che il mitico federalismo fiscale pare destinato a slittare complici la crisi e il possibile eccessivo impatto sul bilancio statale. 
Lo stesso federalismo demaniale (il primo nell’agenda del Parlamento) sembra segnare il passo per dubbi riguardo l’attribuzione alle regioni di beni quali le spiagge e i laghi.
La priorità per Tremonti pare ormai essere la manovra da 25 miliardi da varare entro giugno e il federalismo fiscale si accomoderà in coda. 
Passata la campagna elettorale, anche Bossi e i suoi sembrano aver sotterrato l’ascia di guerra e, con buona pace di chi solo pochi mesi fa salutava il federalismo come cosa fatta, i tempi tempi sembrano ancora lunghi.
Insomma, se siamo così davvero convinti che il federalismo (beninteso questo federalismo) sia la panacea di tutti i mali, non è forse il caso cominciare a chiederci perché faccia così fatica a trovare una via per diventare concreto?

Un commento su “FEDERALISMO AVANTI (TROPPO) ADAGIO

  1. cristina

    Capisco poco sia del federalismo fiscale che di quello demaniale.
    Ho capito qualcosa di più sulle differenze di ‘bontà della sanità’ tra una regione e l’altra su Repubblica (13/5). Non so quanto questo si trasformerà in federalismo, ma sicuramente c’è più che un’idea sul chiedere tasse differenti ad esempio ai cittadini delle regioni che si appoggiano su altre per avere delle cure. So di alcune proposte di pagare in modo diverso da regione a regione dipendenti di aziende ospedaliere presenti su scala nazionale.
    Il rischio di risolvere in maniera occasionale i problemi c’è.
    Però almeno è un affrontare i problemi, che in passato forse si risolvevano fin troppo velocemente attingendo a fondi ‘centrali’.
    Perchè poi ci siano divari così evidenti nell’organizzare il lavoro in maniera diversa da regione a regione, resta un vero mistero! Veramente…

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