IL FASCINO INSIDIOSO DELLA SEMPLIFICAZIONE

10 maggio 2010 di fabio pizzul

All’immediata vigilia dell’insediamento del nuovo Consiglio regionale lombardo, rilancio qualche riflessione sul fenomeno Lega, visto che con ogni probabilità, dopo alcuni assessorati di peso, il partito di Bossi conquisterà anche la presidenza dell’assemblea legislativa lombarda.
Mi faccio aiutare dalle belle riflessioni proposte nel suo editoriale del mese di maggio dal direttore di “Aggiornamenti sociali” padre Giacomo Costa (www.aggiornamentisociali.it). Confesso di avergli anche rubato il titolo di questo post.
L’affermazione della Lega non può ormai essere liquidata come un portato della protesta o della disillusione nei confronti della politica. C’è qualcosa di più profondo che deve interrogare tutti coloro che credono che i messaggi leghisti mettano a rischio una coesione sociale faticosamente costruita nei decenni scorsi.
Al di là dei continui richiami alle tradizioni e a improbabili ascendenti padani di sapore più o meno celtico, non si può neppure derubricare la Lega come interprete di una tradizione ormai vecchia. Anzi! Come scrive padre Costa, il partito padano ha saputo catalizzare le reazioni di un’ampia fetta della popolazione alle dinamiche della globalizzazione proponendosi come interprete di una sorta di disagio postmoderno sempre più diffuso.
Da qui alcune strategie, forse non deliberatemente costruite, ma di sicuro effetto. Possiamo riassumerle così:
– la frammentazione dei problemi: se guardati in ottica localistica, appaiono più risolvibili;
– un antiintellettualismo che dimostra sfiducia in progetti di ampio respiro e grandi narrazioni (per non perdersi in chiacchiere);
– proposta di soluzioni puntuali (senza troppo preoccuparsi della coerenza) che sollevano dalla fatica della complessità;
– attenzione al bisogno di percepire serenità, normalità e sicurezza.
Le cose poi non cambiano, ma l’effetto di concretezza e rassicurazione ottiene l’obiettivo di aumentare il consenso e dunque i voti.
Fin qui nulla di male, se non il tentativo di far credere che tutto cambi senza cambiare poi nulla. Ma c’è dell’altro. E questo sì che deve preoccuparci
Nello schema della Lega c’è sempre un “noi” che vince contro gli “altri” che perdono.
Una logica che fa saltare radicalmente uno dei caposaldi della Dottrina Sociale della Chiesa: il bene comune.
Il tema forte o, se preferite, il problema difficile è allora quello di ricostruire un noi che vada oltre una società strutturalmente conflittuale e che possa far sì che la crisi e la paura si possano vincere con la concordia e la collaborazione per tirare fuori il meglio della tradizione di solidarietà e accoglienza del nostro Paese e dei nostri territori.
Invito i più curiosi a leggere per intero l’analisi di padre Costa che qui ho sommariamente e arbitrariamente riassunto, ma rilancio la necessità di prendere sul serio le provocazioni che ne derivano e che ci parlano dell’urgenza di parlare dei problemi concreti delle persone e di dare risposte misurabili ed efficaci.
Le grandi narrazioni sono affascinanti e scaldano il cuore, i piccoli provvedimenti concreti sembrano più beceri e banali.
Non bisogna abbandonare narrazioni e progetti, ma serve anche la concretezza di piccoli provvedimenti capaci di dimostrare che non si viaggia anni luce lontani dalla vita delle persone.

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