SUL 25 APRILE

25 aprile 2010 di fabio pizzul

Bella piazza oggi a Milano, colma di gente e di sole.
Un bel 25 aprile che i fischi alla volta della Moratti e di Podestà non hanno in alcun modo rovinato, anche se qualche TG ha voluto raccontare di violenze che, francamente, non ho visto.
Una bella festa, dicevo, che non può evitare alcune considerazioni.
Oggi c’era in piazza una parte di Milano e l’auspicio del presidente Napolitano che vorrebbe un’Italia riunificata per le celebrazioni del 25 aprile è ancora lontano.
La festa della liberazione (e non della libertà, come vorrebbe qualcuno!) diventerà patrimonio di tutti solo quando si riuscirà davvero a ragionare sui contenuti che hanno fondato la nostra Repubblica. Parlare di giustizia e libertà oggi è difficile, perché c’è sempre la tentazione di rileggere questi valori a partire dalla propria appartenenza politica declinandoli esclusivamente in chiave polemica e propagandistica.
Non è un passaggio semplice, ma è necessario.
La bella piazza di oggi, in caso contrario, rimarrebbe una testimonianza di una parte ormai minoritaria del nostro Paese. Non vorrei apparire cinico, ma quando si va alla conta le pur tante centinaia di migliaia di persone che hanno voluto celebrare il 25 aprile sono minoritarie rispetto al ventre molle del Paese che sembra lontano mille miglia da qualsiasi ragionamento.
E allora serve a poco, come hanno fatto alcuni oggi in manifestazione, minacciare che chi non è dalla nostra parte se ne stia ben lontano. Dobbiamo piuttosto interrogarci su come riattivare un percorso culturale che possa, a partire dai valori della Resistenza e della Costituzione, tornare a parlare alla maggioranza degli italiani.
E’ fastidioso e inquietante sentire il Presidente del Consiglio affermare con un messaggio TV che bisogna andare oltre il 25 aprile e costruire una nuova Italia.
Per evitare questa pericolosa deriva revisionista è necessario trovare le parole per raccontare oggi agli italiani che cosa significhi costruire un Paese all’insegna della giustizia e della libertà: ci vogliono esempi e progetti concreti, non bastano le pur emozionanti e necessarie rievocazioni del passato.
La memoria deve diventare progetto per il futuro o chi festeggia il 25 aprile sarà destinato a rimanere minoranza.

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