IL PAESE DEI RITARDI E DELLE PROMESSE

12 aprile 2010 di fabio pizzul

Il sempre puntuale e tagliente Sergio Rizzo oggi sul “Corriere della Sera” torna a parlare dei costi della burocrazia in Italia.

“L’Italia – scrive Rizzo –  è il Paese in cui per poter costruire un magazzino o un piccolo capannone industriale sono necessari in media 257 giorni a causa di procedure fra le più lunghe e complicate del mondo occidentale che collocano l’Italia al 143° posto su 181 Paesi. Negli Stati Uniti, per esempio, le autorizzazioni per tirare su un magazzino si ottengono mediamente in 40 giorni. I ritardi costano in termini di mancato fatturato 1 miliardo 811 milioni di euro l’anno”.

Questo accade con buona pace di un ministro che si vanta di aver eliminato centinaia di migliaia di leggi bruciandole davanti alle telecamere.
Anche la Lombardia si è impegnata negli ultimi anni nella cosiddetta “delegificazione”.
Nel luglio 2002 (quasi 8 anni fa!) su “Varesenews” si leggeva:

La commissione affari istituzionali della Regione Lombardia ha approvato a maggioranza nella giornata di oggi, 3 luglio, il progetto di legge di semplificazione amministrativa e di delegificazione. Con la decisione della commissione, che sarà ora sottoposta all’approvazione definitiva del Consiglio regionale, vengono abolite circa 300 leggi regionali (i settori interessati sono Affari generali e personale, agricoltura, artigianato, cultura, Formazione e Istruzione, Trasporti e opere pubbliche e sanità), altre vengono riunite in Testi Unici, così da rendere meno macchinose e più chiare le procedure e vengono eliminati 7 tra Comitati e Commissioni ritenuti inutili”.

Ottime intenzioni e progetti.  Il Consiglio Regionale uscente ha approvato, in effetti, ben 7 testi unici che hanno semplificato il panorama legislativo, ma i problemi ricordati da Rizzo sul Corriere rimangono tutti.
Far recuperare efficienza alla pubblica amministrazione è fondamentale, ma è importante anche che ci siano risultati concreti per i cittadini, altrimenti il rischio è che ci si trovi di fronte ad operazioni di facciata che non fanno altro che irritare e danneggiare coloro che si confrontano con la burocrazia.
Impressionante, in questo senso, quanto raccontato ieri sera da “Report” su Equitalia, la società costituita per riscuotere le tasse e le multe non pagate dai contribuenti. Il sito di Equitalia riporta come slogan “Un nuovo percorso. Un paese più giusto”. Si legge ancora nella presentazione della stessa Equitalia: “Il suo fine è quello di contribuire a realizzare una maggiore equità fiscale, dando impulso all’efficacia della riscossione attraverso la riduzione dei costi a carico dello Stato e la semplificazione del rapporto con il contribuente”.
A quanto si è visto ieri sera nella puntata di Report le intenzioni sono ottime, il risultato per i contribuenti, soprattutto quelli più in difficoltà, è di trovarsi di fronte a una sorta di escalation burocratica difficilmente fronteggiabile e in grado di trasformare il mancato pagamento di cifre anche esigue in una vera e propria odissea.
Mi auguro che quelli presentati da “Report” siano casi limite e che Equitalia possa risolvere i problemi evidenziati dall’inchiesta.
Il tema vero è però sempre quello di una pubblica amministrazione che fa molti proclami (l’esempio più eclatante è la promessa di poter aprire un’azienda in un giorno), ma alla fine riesce solo ad irritare i cittadini.
Che la crescente disaffezione al voto possa essere spiegata anche con queste vicende di ordinaria burocrazia?

3 commenti su “IL PAESE DEI RITARDI E DELLE PROMESSE

  1. Enrico

    Forse non basta legiferare o “semplificare”. Magari bisogna anche agire sulle strutture organizzative e sulle procedure. La legislazione (quella italiana) è una cosa complicata, e inseguire proclami non sempre ha effetto. Come si è visto.

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  2. Paola Pessina

    …e comunque, in un Paese con un’etica pubblica un po’ più decente della nostra non ci sarebbe bisogno di inventarsi norme di controllo dettagliate fino alla cavillosità (e alla fin fine inapplicabili). Ma da noi, a partire dai vertici, lo sport più praticato è il “marameo ai giudici” (cito il titolo di “Libero” per la firma di Napolitano sul “legittimo impedimento”). Così, di “marameo!” in “adesso ti becco!” buttiamo tutti – da sempre, e ora più che mai – tempo e risorse nel “guardie e ladri”, con tanti saluti a produttività ed efficienza. Ma prima ancora a credibilità e coesione del Paese.

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  3. Jacopo

    L’altro ieri, su radio 24 hanno ripreso proprio questi temi:
    http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=ultimi-liberta-impresa-burocrazia-pressione-fiscale-regolamentazione-italia
    mi stupisco sempre come anche questioni e problemi reali come quelli che riporti tu, divengano oggetto di discussione contrapposta tra maggioranza/opposizione o destra/sinistra …abbiamo costruito un bell’alibi alla politica: quello di permettergli di affermare solo principi di parte e tralasciare ciò che è semplicemente vero… e semplicemente non affrontare i problemi veri in quanto figli di una visione, non di realtà.

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