Cattolici, Obama docet

6 aprile 2010 di fabio pizzul

Ho preso in prestito il titolo dal commento apparso oggi sul quotidiano Europa a firma di Massimo Faggioli.
Ne riporto qualche passaggio, rimandando i più volonterosi tra voi alla lettura integrale dell’articolo (http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/117608/cattolici_obama_docet).

“Spiegare la vittoria elettorale della Lega nel Nord Italia con lo scambio attorno alla pillola del giorno dopo equivale a un errore di valutazione.
In primo luogo, significa accreditare sia ai vescovi sia alla Lega una capacità di controllo e interpretazione del voto cattolico maggiore di quanto non lo sia in realtà. In secondo luogo, esprime la convinzione (prossima a un cinismo tutto italico) che il cattolicesimo italiano sia per natura antidemocratico, populista e razzista.

Il magistero pubblico del cattolicesimo mondiale oggi, così come è percepibile e trasmesso dai mass media, è essenzialmente limitato alle questioni bio-etiche, a esclusione di tutta una serie di altre questioni (per limitarsi al campo dell’etica) non meno cruciali per la cultura cattolica o post-cattolica: l’idea di bene comune, di giustizia sociale, di stato, di partecipazione, di diritti della persona. Vedere il voto dei cattolici come preda naturale del messaggio berlusconiano prima e leghista poi deriva da una incapacità di comprendere che il magistero “politico” dei vescovi oggi non è certo più popolare e più ascoltato del magistero “civile” della classe politica.
Queste due debolezze molto hanno in comune: se è vero che negli ultimi decenni la predicazione sulla salvezza delle anime è stata sempre più imprigionata dall’etica sessuale, è altrettanto vero che la politica contemporanea ha rimpiazzato una “narrativa di destino” (che per alcuni era un’ideologia) con delle politiche fiscali. L’avvilimento degli elettori per la resa della politica di fronte all’economicismo è simile alla stanchezza di molti cristiani per il soffocamento di tanta parte della tradizione culturale e morale cristiana dentro la gabbia della morale sessuale.
Da queste due contemporanee crisi, e alla luce della storia dei rapporti tra laici e cattolici in Italia, la politica italiana può imparare qualcosa. Infatti, nei difficili anni del dopoguerra e degli anni di piombo leader come De Gasperi, Dossetti, e Bachelet hanno fatto, per la definizione di una “teologia pubblica” della chiesa in Italia, di più della fantomatica presenza/assenza della “religione” nelle scuole e nelle università italiane. Obama ha rianimato il discorso sulla giustizia sociale e il bene comune all’interno del cattolicesimo americano, restituendolo così a se stesso e alla sua identità politica. Allo stesso modo, il Partito democratico in Italia può rendere un servizio non solo a se stesso, ma anche al paese e alla chiesa italiana: interpretando, possibilmente meglio di come molti leader cattolici oggi riescano a fare, quale sia il ruolo storico del cristianesimo nella crisi attuale”.

La politica deve tornare a parlare con il mondo cattolico; il mondo cattolico deve tornare a parlare di politica senza affidarsi solamente alle pur importanti parole dei vescovi. E’ responsabilità dei politici il non considerare il mondo cattolico come un semplice serbatoio di voti da spremere all’occorrenza; è compito delle comunità cristiane tornare a ragionare di politica e a formare coscienze capaci di scegliere un orientamento politico.
Faggili su Europa sostiene cho Obama ha saputo riallacciare un dialogo con i cristiani d’america. Non so se sia vero. Di certo, Obama ha saputo regalare sogni agli americani e sta anche tentando di realizzarli, con tutte le difficoltà del caso.
Anche in Italia serve recuperare una narrazione della politica che non parli solo alla pancia della gente, ma sappia costruire sogni e progetti. A questo livello il mondo cattolico potrebbe essere particolarmente recettivo.

4 commenti su “Cattolici, Obama docet

  1. Paola Pessina

    Mooolto interessante, davvero… Con un piccolo limite. Il cinismo lasciato crescere indisturbato o accuratamente coltivato in questi anni nell’elettorato italiano rende assai difficile che il fascino di un discorso che “regala sogni” obamiani attecchisca, se non su chi ha GIA’ deciso di non fidarsi dei sogni belusconiani (e bossiani). Non c’è un serbatoio di potenziali votanti da conquistare alla speranza, come negli USA. Non mi faccio grandi illusioni, tuttavia “costruire sogni e progetti” è l’unica strada possibile. E desiderabile. E che merita energie. Non mi pare però – onestamente – che sia nelle corde dell’attuale dirigenza PD. L’ultimo a costruire una narrazione è stato Veltroni. Ha provato a crederci un Italiano su tre. Con l’esito che abbiamo visto. Riprovarci adesso è dura…

    Replica
  2. Giorgio Bernardelli

    Abbastanza d’accordo, però credo che ci voglia più concretezza. E allora rilancio: costruire sogni ed elaborazione politica per i cattolici oggi in Lombardia significa prendere posizione sull’Expo 2015. A parte il buon cardinale nei suoi discorsi di Sant’Ambrogio, dal laicato cattolico finora è venuto fuori poco o niente in termini di idee. Eppure un tema come “Nutrire il pianeta energia per la vita” non può lasciarci indifferenti. Perché non mettere a tema un manifesto tipo: dieci idee per l’Expo di una Milano davvero aperta al mondo? Qualcosa che non sia il solito compitino, ma frutto di una riflessione seria intorno a nodi concreti (ne cito ad esempio uno: la questione della speculazione finanziaria sul petrolio e le materie prime agricole, che non avviene su Marte ma nelle nostre banche, salvo poi farci pagare il conto al distributore della benzina come puntualmente sta accadendo in questi giorni). Non sarebbe un modo anche per aiutare il Pd a uscire dagli psicodrammi già iniziati sulle elezioni comunali del 2011 e confrontarsi davvero con ciò che ci chiede la città?

    Replica
  3. Jacopo

    Ciao, fa piacere vedere tanto entusiasmo nell’affrontare il tuo nuovo compito politico!
    Mi auguro che tutto ciò possa portare risultati concreti di coinvolgimento e partecipazione attiva di un mondo che un po’ addormentato, si è assuefatto a una politica rissosa e strumentalizzata, più vicina agli schermi che alla gente, come dici tu.
    Avanti tutta, lavoriamo sul nostro terreno…e gli esiti, vedremo, la strada sarà dura come dice Paola, ma torniamo a puntare in alto: anche nei sogni bisogna essere ambiziosi: l’uomo è molto più grande di come ce lo fanno vedere in TV!

    Replica
  4. Enrico

    Forse si può seguire l’idea di Giorgio.
    Perché non sfruttare EXPO2015 per cambiare la città e la Lombardia? o almeno per proporre una nuova idea di città e una nuova idea di Lombardia? Insomma un sogno che possa guidare un’azione politica. Ma dev’essere un sogno con una base concreta. Perché oramai la politica è stata confusa (dalla Lega in primis) con l’amministrazione, e per tornare a capire tutti che sono cose diverse, che il primo è il luogo delle scelte e delle decisioni, degli indirizzi e dei percorsi, ci vorrà molto tempo. Ma secondo me è solo ribadendo questa distinzione che la politica può riacquistare una sua identità e l’agone elettorale un suo senso. Altrimenti è ovvio che “sono tutti uguali”.

    Replica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *