A PROPOSITO DI LAVORO

7 marzo 2010 di fabio pizzul

Incontro ieri in piazza San Magno, Legnano. Un ex capo officina della Franco Tosi, 87 anni portati non bene, benissimo. Tra le chiacchiere, affiorano i ricordi di un ormai lontano avvenimento dell’inizio degli anni ’60. La Marina Militare apre un bando di appalto per una nuova unità della propria flotta. In lizza vari cantieri navali, da Monfalcone a La Spezia. La Franco Tosi mira all’appalto della parte relativa ai motori, ma teme di non reggere la concorrenza di chi può contare sui risparmi di un capitolato completo. La prestigiosa fabbrica legnanese decide di concorrere ugualmente e invia un gruppo di tecnici, tra cui il nostro 87 enne, in America per un periodo di studio presso la mitica Westinghouse.
Studiando l’appalto, si scopre che la carta vincente potrebbe essere il rispetto del tempo massimo entro cui far muovere la nave dalla rada, non più di 6 minuti. Un tempo assurdo, secondo i tecnici americani, visto che le turbine del motore hanno bisogno di almeno 40-45 minuti per poter partire da ferme a causa della necessità di portare i motori alla giusta temperatura.
I tecnici della Tosi non si danno però per vinti ed escogitano un ingegnoso sistema che, grazie a una miniturbina sempre in funzione, riesce a garantire un avvio lento ma quasi immediato alla nave.  Gli americani non credono nella bontà dell’idea, ma i tecnici legnanesi decidono di realizzare ugualmente il progetto che funziona e garantisce loro la vittoria dell’appalto.
Un piccolo esempio di quello che, nel secondo dopoguerra, era il segreto del successo delle imprese lombarde: grande passione da parte delle maestranze e capacità di innovare a partire dall’esperienze maturata sul campo. Carte importanti che la realtà produttiva lombarda poteva giocare grazie alla stabilità su cui poteva contare a livello occupazionale e di investimenti.
I tempi sono cambiati, la crisi morde anche la Lombardia, ma la nostra regione deve tornare a garantire stabilità alle aziende e a chi lavoro per poter sperare in una ripresa degna di questo nome.
La Regione avrebbe dovuto costruire in questi anni una politica industriale in grado di accompagnare nel medio periodo le imprese (soprattutto le piccole e medie) che volevano mettersi in gioco e investire. Ci si è limitati a gestire l’emergenza senza essere capaci di guardare oltre il necessario sostegno agli ammortizzatori sociali.
Il risultato è sotto i nostri occhi: il sistema lombardo tarda a ripartire ed è avaro di investimenti.
Le piccole e medie imprese lombarde chiedono alla politica di creare le condizioni perché i loro sacrifici e i loro investimenti possano essere sostenuti. Semplificare le modalità di accesso ai fondi regionali, trasparenza nell’erogazione e costruzione di una vera e propria politica industriale lombarda sono azioni ormai necessarie. Le si può ottenere  coinvolgendo tutti gli attori sociali, dal mondo del credito a quello produttivo e sindacale. L’attuale Giunta non è stata in grado di farlo.  Il Partito Democratico ha le carte in regola per far cambiare passo alle politiche regionali nel settore produttivo.  Solo così l’esperienza dell’87enne legnanese potrà non appartenere a un passato ormai lontano, ma potrà trovare eredi nella Lombardia dei prossimi anni.

3 commenti su “A PROPOSITO DI LAVORO

  1. Alberto Danu

    Mi sembra una nota politica interessante, che ripropone l’innovazione come motore per ripartire.La Lombardia ne avrebbe bisogno. La Destra dice che va tutto bene e andiamo meglio del resto d’Euroipa, quello che vedo è che la cassa integrazione , quando c’è, è in aumento; poi quando non c’è arrivano i licenziamenti. Con buona pace di Formigoni. In bocca al lupo. Alberto

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  2. Claudio

    Ciao
    finalmente qualcuno che parla di far ripartire le piccole e medie imprese che sono il cuore della nostra regione, troppe volte guardiamo a modelli non nostri di imprese che poi non funzionano: quello che sappiamo fare bene noi italiani è proprio l’innovazione, magari in micro e piccole imprese.

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  3. enrico

    Tutto questo è molto bello e romantico .
    La regione già mette a disposizione molti finanzaimenti.
    Un imprenditore piccolo si domanda come si fa ad accedervi ? Si informa e si perde nei bandi e nei tempi che non corrispondono mai ai tempi dell’attività che vorrebe comunque crescere.
    Un piccolo imprenditore è uno che lavora come un operaio ci mette il rischio e nello stesso tempo deve guardare fuori alla finestra a vedere quello che succede , siccome nella maggioranza dei casi non riesce o cumunque non a breve .. continua essere un piccolo imprenditore

    Come fà la regione o qualunque istituzione a sapere quale imprenditore è più degno di un altro? Se non conosce le sue aziende più piccole?

    Quando si parla in italia di piccola o media azienda bisogna ancora capire di cosa si sta parlando ?

    A mio avviso le istituzione non hanno alcuna conoscenza del territorio relativo alle micro o piccole aziende . Non hanno nessuna conoscenza sullo sviluppo economico , mettere dei soldi a disposizione non vuol dire fare economia .

    Le persone che lavorano sono molto incompetenti non perchè non sanno il loro lavoro .

    Perchè semplicemente io vado sui miei clienti e gli offro il meglio che posso offrigli perchè ciò li farà crescere e quando crescerà avrà più disponibilità a investire per crescere ed io ed i miei cliente cresceremo insieme.

    La regione non cresce perchè non va dai suoi clienti che sono le piccole imprese e neanche le medie imprese perchè queste hanno risorse a sufficienza per chiedere alla regione.

    La regione è come una Matrona che attende che i figli più grassi le chiedano da mangiare . Una Madre va lei incontro ai più piccoli per farli crescere perchè un domani siano loro sostenere la sua pssibile insufficienza.

    Grazie

    Enrico

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